Contratti Bancari

Contratto di mutuo e solvibilità del mutuatario

Non c’è pace per i contratti di mutuo: vengono sottoscritti dai mutuatari e poi contestati senza pietà.

Nella sentenza in commento, il Tribunale di Taranto, ha rigettato tutte le contestazioni sollevate in giudizio e ha confermato i recenti orientamenti sul tema.

In primo luogo, il mutuatario sosteneva la nullità del contratto perché il funzionario della Banca, ad avviso dell’attore, non era legittimato a rappresentare l’Istituto di Credito nella conclusione del contratto.

La procura rilasciata dalla Banca era però allegata al contratto di mutuo. Inoltre, il vizio sarebbe stato sanato dalla Banca, al più tardi, con la comparsa di costituzione e risposta.

Più scontate le altre decisioni del Giudice: il dott. Casarano ha escluso che il piano di ammortamento alla francese generi interessi composti e quindi anatocismo; viene esclusa altresì l’applicazione dell’art. 117 TUB in caso di errata indicazione del TAEG. Infatti, solo in caso di finanziamento in cui il mutuatario sia un consumatore, l’art. 125 bis del T.U.B. prevede espressamente “la nullità della clausola relativa agli interessi e la sostituzione con quelli di legge, qualora sia stato omesso o sia stato indicato in modo fallace il TAEG”.

Quanto alla presunta usurarietà dei tassi, viene bocciata la tesi del cumulo tra interessi moratori e corrispettivi (in ragione della diversa funzione che svolgono all’interno del contratto e del fatto che gli interessi moratori non vengono presi in considerazione dalla Banca d’Italia e dal Ministero dell’Economia per il calcolo del tasso soglia). La penale di estinzione anticipata è poi da escludere: la stessa è, infatti, doppiamente eventuale 1) dipendendo dalla volontà del mutuatario 2) non essendo possibile prevedere con anticipo quando potrà intervenire.

Un argomento interessante che merita di essere approfondito è quello della (presunta) mancata valutazione nel corso dell’istruttoria da parte della Banca della solvibilità dell’attore. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea in un caso simile avrebbe infatti convertito il mutuo in gratuito, con l’obbligo per il mutuatario di restituire solo la sorte capitale.

La tesi non ha convinto il magistrato: “in primo luogo, la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che viene citata nell’atto introduttivo del giudizio fa riferimento ad una norma del codice civile francese che prevede esplicitamente la decadenza dal pagamento di ogni forma di interesse, nel caso di omissione della valutazione di meritevolezza del mutuatario. Una norma di tale portata, tuttavia, non esiste nel nostro ordinamento. Al contrario, il legislatore, sia nel codice civile che nel codice del consumo, ha sempre mostrato di voler tenere distinti la fase pre-negoziale, da quella contrattuale: l’illecito comportamento tenuto nella fase antecedente alla stipula della convenzione, infatti, non può mai portare all’invalidità totale o parziale del negozio. Invero, la nullità è un istituto che riguarda un vizio genetico del contratto; vizio, questo, che non sussiste nel caso in esame, dato che l’eventuale omissione nell’indagine sulla meritevolezza del credito inciderebbe sulla fase delle trattative e non già in quella di costituzione del vincolo contrattuale. Ne consegue, quindi, che l’unico strumento che il mutuatario avrebbe a disposizione è quello del risarcimento del danno: domanda che però non è stata formulata da parte dell’attrice”.

È doveroso concludere citando ancora le parole del magistrato: “il rigetto di tutte le domande avanzate con la citazione è sintomatico della buona fede della condotta della Banca, la quale nell’arco della durata dell’intero rapporto negoziale intrattenuto con [omissis] si comportava correttamente e senza violare alcuna norma di contenuto giuridico o extragiuridico”.

L’attore è stato condannato al pagamento delle spese del giudizio.

Tribunale di Taranto, 14 marzo 2019, n. 9326

Alessandra Buccolieri – a.buccolieri@lascalaw.com

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