Diritto dell'Esecuzione Forzata

Contratto di mutuo condizionato: quando è titolo esecutivo

Cass., 27  agosto 2015, n. 17194

Con la pronuncia in commento la Suprema Corte di Cassazione ha affermato che, al fine di accertare se un contratto di mutuo possa essere utilizzato quale titolo esecutivo, ai sensi dell’art. 474 c.p.c., occorre verificare, attraverso l’interpretazione integrata con quanto previsto nell’atto di erogazione e quietanza o di quietanza a saldo ove esistente, se esso contenga pattuizioni volte a trasmettere con immediatezza la disponibilità giuridica della somma mutuata, e che entrambi gli atti, di mutuo e di erogazione, rispettino i requisiti di forma imposti dalla legge.

Il caso concreto affrontato dalla Corte di Cassazione riguarda un giudizio di opposizione all’esecuzione promosso dal debitore esecutato nei confronti del creditore procedente conclusosi in primo grado con una sentenza di rigetto dell’opposizione, avendo statuito il Tribunale di Brindisi che il titolo esecutivo sulla base del quale era stata promossa la procedura era costituito da un contratto di mutuo integrato dall’atto di erogazione delle somme mutuate, titolo valido ai fini della procedura esecutiva immobiliare, diversamente da quanto eccepito dall’opponente. Avverso la suddetta pronuncia veniva proposto appello  avanti alla Corte D’Appello di Lecce la quale accoglieva il detto appello ritenendo che il creditore procedente non fosse dotato di titolo esecutivo non costituendo autosufficiente titolo il contratto di mutuo di scopo, o contratto condizionato di finanziamento, non integrante la prova di credito certo, liquido ed esigibile. Il creditore proponeva quindi ricorso per Cassazione avverso la sentenza di secondo grado.

La Suprema Corte, investita della questione, ha richiamato la propria giurisprudenza, ritenendo che la tesi tradizionale secondo cui il contratto di mutuo è un contratto reale, che si perfeziona con la consegna della somma di denaro, non configura la consegna idonea a perfezionare il contratto soltanto in termini di materiale e fisica traditio del denaro nelle mani del mutuatario, ma ritene invece che sia sufficiente che quest’ultimo acquisisca la disponibilità giuridica del denaro stesso. La Corte ha, dunque, ribadito il principio per cui il conseguimento della disponibilità giuridica della somma da parte del soggetto mutuatario si deve ritenere che sussista nell’ipotesi in cui il mutuante crea un titolo autonomo di disponibilità in favore del mutuatario, determinando l’uscita della somma dal proprio patrimonio e l’acquisizione della stessa in favore del patrimonio del mutuatario. La Suprema Corte ha inoltre richiamato la recente giurisprudenza enucleando alcune delle ipotesi in cui la realità del contratto non viene meno poiché si verificano altre forme di trasferimento della disponibilità della somma ritenute equipollenti alla consegna materiale, quale la consegna di un assegno alla parte mutuataria, che abbia dichiarato di accettarlo come denaro contante rilasciando quietanza a saldo. La Corte Cassazione ha inoltre affermato, con la sentenza oggetto del presente commento, che, al fine di poter valutare la realità del contratto di mutuo e dunque l’idoneità ai fini dell’utilizzo dello stesso quale titolo esecutivo sarà necessario un esame e una congiunta interpretazione dello stesso con gli altri atti accessori, che realizzano in modo concreto il conferimento ad altri della disponibilità giuridica di una somma di denaro da parte del mutuante. La Suprema Corte ha quindi accolto il motivo di ricorso fondato sulle predette argomentazioni rinviando la causa alla Corte D’Appello di Lecce.

8 settembre 2015

Stefano Scotti – s.scotti@lascalaw.com

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