Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Contratto di conto corrente: valido senza la sottoscrizione della banca

In questi termini si è pronunciato il Tribunale di Padova all’esito di un giudizio instaurato da parte di una società (correntista) ed i suoi garanti nei confronti di un istituto di credito, nel quale veniva contestata alla banca usura, anatocismo, commissioni di massimo scoperto e indeterminatezza delle condizioni economiche.

La sentenza in commento, alla cui lettura si rimanda, appare significativa sotto più profili.

Particolarmente incisivo ci pare il passaggio in cui il dr. Bertola motiva il rigetto dell’istanza di esibizione ex art. 210 c.p.c. formulata da parte attrice assumendo che la parte non ha dimostrato di aver ottenuto la documentazione di cui richiede l’esibizione con gli strumenti ad esso riservati, ovverosia la richiesta ex art. 119 TUB.

Sottolinea il magistrato come “iniziare una causa in cui si lamenta usura, anatocismo (omissis) senza neppure premurarsi di leggere la documentazione bancaria che si ha ricevuto tempo per tempo (omissis) disvela la condotta esplorativa dell’intero procedimento”.

Prosegue poi, osservando come “produrre una valutazione tecnica che è stata fatta “al buio”  -il grassetto e la sottolineatura sono nostri – a causa dell’assenza della minima documentazione bancaria (omissis) disvela la totale inutilità di quei documenti chiamate “perizie econometriche”.

Allo stesso modo, richiamiamo l’attenzione sulla parte motiva della sentenza in cui il Tribunale veneto si pone in netto contrasto la Suprema Corte in merito alla validità dei contratti bancari che non risultino sottoscritti dalla banca.

Parte attrice, fra le varie contestazioni, assume difatti la nullità del contratto di conto corrente bancario, in quanto sottoscritto dal solo cliente e non dall’istituto di credito. Tale domanda è stata rigettata.

Il magistrato, in maniera netta, ritiene che “non si condivide in alcun modo il principio di diritto affermato dalla sentenza Cass. Sez. I n. 5919/2016 la quale si pone in aperto e consapevole contrasto con tutta la granitica giurisprudenza pregressa”.

Secondo il dott. Bertola non solo, appunto, la Suprema Corte si discosta da un orientamento costante,  ma la fattispecie attenzionata dai Giudici di Piazza Cavour verte su un caso peculiare, su una specifica materia, ovverosia quella della intermediazione finanziaria e dei rapporti tra contratto quadro  e singole disposizioni di investimento. Ciò significa che i principi ivi espressi non siano applicabili sic et sempliciter all’ambito bancario e, nello specifico, alla controversia sottoposta al Tribunale, riguardante un contratto di conto corrente bancario.

Muovendo da tali argomentazioni, il giudice di prime cure conferma che “nei contratti per cui è richiesta la forma scritta ad substantiam non è necessaria la simultaneità delle sottoscrizioni dei contraenti (omissis)  tanto la produzione in giudizio della scrittura da parte di chi non l’ha sottoscritta, quanto qualsiasi manifestazione di volontà del contraente che non abbia firmato, risultante da uno scritto diretto alla controparte, dalla quale emerga l’intento di avvalersi del contratto, realizzano un valido equivalente della sottoscrizione mancante”.

Trib. Padova, 29 maggio 2016

Paola Maccarrone p.maccarrone@lascalaw.com

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