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Il contratto di cessione di azioni in caso di aumento di capitale o fallimento della target

Il Tribunale di Milano, con una recente sentenza, ha stabilito che, qualora ad una proposta irrevocabile di acquisto di azioni indicante sia il numero di azioni da acquistare sia la percentuale del capitale sociale segua un aumento del capitale sociale della target, la proposta irrevocabile si intenderà riferita al numero di azioni indicate nella proposta e non alla percentuale di capitale sociale variata in ragione dell’intervenuto aumento di capitale.

La sentenza è stata emessa all’esito di un procedimento avviato dalla parte promissaria acquirente che aveva chiesto che fosse dichiarata l’inefficacia della proposta irrevocabile di acquisto delle azioni per mancanza di conformità dell’accettazione rispetto alla proposta, in ragione dell’intervenuto aumento del capitale sociale della target, non sottoscritto dalla parte promittente venditrice, la quale aveva così visto diluirsi la propria partecipazione.

Nello specifico, la parte promissaria acquirente, in data 29 dicembre 2011, aveva formulato una proposta irrevocabile di acquisto “di n. 672 azioni pari all’8% del capitale sociale della Società”. Tale proposta era da considerarsi irrevocabile per 5 anni.

In data 24 febbraio 2014 e 30 giugno 2014, la situazione di crisi in cui versava la società target condusse quest’ultima a deliberare due aumenti di capitale non sottoscritti dalla parte promittente venditrice, cosicché la partecipazione della parte promittente venditrice fu diluita dall’8% al 2,48%. Nel marzo 2016, dunque, la promittente venditrice accettava la proposta irrevocabile di acquisto formulata dalla promissaria acquirente nel dicembre 2011, nonostante le 672 azioni non rappresentassero più l’8% del capitale sociale ma solamente il 2,48%.

Nel giugno 2016, la società target veniva poi dichiarata fallita.

La promissaria acquirente, pertanto, chiese al Tribunale di Milano di dichiarare l’inefficacia della proposta irrevocabile d’acquisto poiché al momento dell’accettazione da parte della promittente venditrice era venuto meno l’oggetto della compravendita, non rappresentando più le 672 azioni la quota originaria dell’8% del capitale sociale e, dunque, l’accettazione non poteva considerarsi conforme alla proposta.

I Giudici milanesi hanno tuttavia stabilito che è ininfluente, relativamente alla efficacia e validità del contratto di cessione, la circostanza che al momento della proposta le 672 azioni rappresentassero l’8% del capitale sociale mentre al momento dell’accettazione le stesse azioni rappresentassero meno del 3%.

In particolare, il Tribunale di Milano, attraverso un’esegesi del contratto e del comportamento tenuto dalle parti, ai sensi degli artt. 1362, 1364 1367 e 1369 c.c., ha stabilito che l’oggetto della proposta di acquisto fosse il numero di azioni e non la percentuale di partecipazione al capitale sociale da queste rappresentata al momento della formulazione della proposta, la quale era indicata, evidentemente, solamente a mero fine descrittivo onde meglio specificare l’oggetto della proposta, senza tuttavia costituirne elemento essenziale.

Inoltre, il promissario acquirente chiedeva che il contratto di compravendita delle azioni fosse dichiarato inefficace stante l’intervenuto fallimento della società target. Tuttavia, il Tribunale di Milano ha respinto anche tale domanda, evidenziando che già la giurisprudenza di legittimità aveva stabilito che “il fallimento non è causa di estinzione immediata della società sicché la perdurante esistenza in vita dell’ente, sia pure ormai privo di ogni potere in relazione al suo patrimonio, conferisce natura di beni commerciabili alle relative quote di partecipazione” (Cass.12831/2013).

Il promissario acquirente è stato dunque condannato a dare esecuzione alla proposta irrevocabile di acquisto, pagando alla promittente venditrice il prezzo concordato, nonostante la società target fosse già stata dichiarata fallita e le azioni da trasferirsi non rappresentassero più l’8% del capitale sociale ma solamente il 2,48%.

Trib. Milano, 27 marzo 2020, n. 2213 

Fabio Dalmasso – f.dalmasso@lascalaw.com

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