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Il contratto bancario può essere concluso mediante lo scambio di proposta e accettazione

In una recente pronuncia della Corte d’Appello di Trieste, inerente un punto di diritto recentemente e più che mai tornato in auge, a seguito delle ultime e discordanti pronunce in ambito giurisprudenziale, la Corte ha affrontato il tema della validità del contratto bancario concluso mediante lo scambio di proposta e accettazione.

Nel caso di studio, i correntisti muovevano azione giudiziale dinanzi al Tribunale di Trieste mirata al riconoscimento della nullità, annullamento e risoluzione dei contratti stipulati un Istituto di credito.

A seguito della costituzione in giudizio della Banca convenuta, il Giudice di prime cure rigettava ogni domanda di parte attrice.

Incardinato il giudizio di secondo grado da parte dei correntisti, anche in questa sede la Corte di Appello di Trieste rigettava le domande formulate dagli appellanti, affermando che i contratti in contestazione erano stati regolarmente stipulati dalle parti mediante separata sottoscrizione di due esemplari di ogni scrittura, ciascuna delle quali era stata consegnata da una parte firmataria all’altra.

Con maggior precisione, la Corte così motivava: “Coglie nel segno l’appellata, poi, nel rilevare come i contratti suddetti contengano – tutti – l’espresso riconoscimento da parte degli investitori, circa il fatto che una copia di essi fu a loro consegnata debitamente sottoscritta da soggetto in possesso dei poter di rappresentanza della banca, e ciò – osserva questa Corte territoriale – è quanto basta per ritenere che i contratti medesimi vennero legittimamente conclusi, mediante la separata sottoscrizione di due esemplari di ogni scrittura, che ciascuna parte firmataria, provvide poi a consegnare all’altra, come del resto si riscontra frequentemente nelle operazioni negoziali.”

La Corte prosegue fornendo un ulteriore interessante spunto: “E’ il principio di cognizione, infatti, che vige in tema di conclusione del contratto (art. 1326, primo comma, c.c.) pur se quest’ultimo richieda la forma scritta ad substantiam, e tale principio è rispettato quando i contraenti abbiano conoscenza della loro concorde volontà, conoscenza che può provarsi in qualsiasi modo, anche per testimoni o presunzioni (Cass. 16 aprile 2003, n. 6105, Cass. 1 settembre 1997, n. 8328) senza che ricorra la violazione del disposto di cui all’art. 2725, secondo comma, c.c. il che in conclusione consente di ritenere idonea come prova ( di detta conoscenza) pure l’anzidetta dichiarazione scritta degli appellanti, avente valenza di confessione stragiudiziale, poiché all’evidenza resa con la volontà e consapevolezza di riconoscere la verità del fatto storico dichiarato, obbiettivamente sfavorevole per gli stessi dichiaranti e obbiettivamente favorevole alla loro controparte, per gli effetti di certezza della validità formale del contratto “quadro” stipulato che ne conseguivano”.

Giovanni Prestipinog.prestipino@lascalaw.com

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