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Contratto di apertura di credito: è titolo esecutivo?

Con ordinanza n. 21967, pubblicata il 26 giugno, il Tribunale di Lucca ha affrontato la questione relativa all’idoneità dell’apertura di credito su conto corrente a costituire titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c. e, nel pronunciarsi sul tema, ha invertito l’orientamento giurisprudenziale ad oggi esistente.

Nel caso di specie, nel corso di una procedura esecutiva immobiliare, uno dei creditori costituiti contestava il progetto di distribuzione redatto dal professionista delegato nella parte in cui attribuiva privilegio ipotecario ad altro creditore in virtù di un contratto di apertura di credito in conto corrente con garanzia ipotecaria. Il creditore, in particolare, contestava la natura di titolo esecutivo di tale contratto richiamando una consolidata giurisprudenza di merito secondo la quale difetta, nell’apertura di credito in conto corrente, la determinazione dell’esatta somma dovuta.

Secondo l’orientamento sino ad oggi dominante, avallato dal creditore opponente, il debito non nascerebbe, infatti, con la messa a disposizione della somma, bensì con la sua diretta utilizzazione da parte del debitore.

Con il contratto di apertura di credito, infatti, l’istituto bancario si limiterebbe a mettere a disposizione del cliente una determinata somma di denaro con la conseguenza che il credito della Banca avente ad oggetto la restituzione delle somme erogate al cliente non sorgerebbe direttamente dal contratto, ma deriverebbe dai successivi atti di utilizzazione dell’affidamento posti in essere dal soggetto accreditato.

Secondo il più consolidato orientamento giurisprudenziale, la Banca, in forza del contratto di apertura di credito, è infatti obbligata ad erogare le somme richieste, nei limiti dell’affidamento concesso e la causa del contratto implica l’obbligo dell’accreditato di restituire tutte le somme prelevate e gli accessori pattuiti.

Per conoscere in che termini ed in quale misura sia stata realmente utilizzata tale disponibilità dai correntisti e quale sia il loro debito nei confronti dell’istituto di credito, occorrerebbe quindi far riferimento agli estratti di conto corrente che sono documenti successivi ed esterni rispetto all’atto ricevuto dal notaio del quale non possono integrare il contenuto al fine del rispetto dei requisiti richiesti dall’art. 474 c.p.c.

La giurisprudenza corrente sostiene, in conseguenza, che la certezza del credito debba risultare dallo stesso titolo esecutivo e non da altri documenti che non sono dotati di tale efficacia.

Il Tribunale di Lucca giunge, invece, ad una conclusione opposta rispetto a quella anzi esposta ed ha affermato che il contratto di apertura di credito su conto corrente assistito da garanzia ipotecaria, debba ritenersi titolo esecutivo.

Il giudicante motiva tale diversa conclusione asserendo che la somma di denaro che costituisce l’oggetto dell’obbligazione è chiaramente determinata, come impone l’art 474 c.p.c., con riferimento all’importo dell’apertura di credito, nonché con riferimento agli oneri accessori, ove i criteri di calcolo siano esattamente previsti.

In virtù delle suddette considerazioni, il giudice dell’esecuzione ha ritenuto la contestazione del progetto di distribuzione infondata ed ha approvato il piano nella parte in cui è stato attribuito il privilegio ipotecario alla banca creditrice sulla base del contratto di apertura di credito in conto corrente con garanzia ipotecaria.

Tribunale di Lucca, 26 giugno 2019, n. 21967

Maria Beatrice Petralia – b.petralia@lascalaw.com

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