Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

Contratti di leasing: ribadita la non cumulabilità di interessi corrispettivi e moratori

Il Collegio di Napoli ha dichiarato che nei contratti di leasing, ai fini della verifica del superamento del c.d. tasso soglia usura, è da escludersi la possibilità di sommare gli interessi corrispettivi con quelli moratori.

Altresì, ha dichiarato che la mancata o l’erronea indicazione nel contratto del TAEG/ISC non determina alcuna nullità contrattuale.

Oggetto del ricorso sono stati due contratti di locazione finanziaria in relazione ai quali parte ricorrente ha lamentato l’applicazione di interessi usurari, oltre che di competenze, remunerazioni e costi asseritamente non dovuti.

In particolare, parte attrice ha richiesto che venisse accertata la nullità delle clausole che stabiliscono gli asseriti interessi usurari, lamentando vizi contrattuali, quali l’usurarietà ab origine del tasso di interesse convenzionale di mora; usurarietà ab origine del tasso effettivo di mora; usurarietà ab origine del tasso effettivo di estinzione anticipata; usurarietà ab origine del tasso annuo nominale di mora; usurarietà ab origine del tasso complessivo, risultante dalla sommatoria tra interessi corrispettivi e interessi moratori; indeterminatezza dei tassi per effetto dell’ammortamento alla francese.

Dall’applicazione dei suddetti tassi parte ricorrente ne ha fatto discendere innanzitutto l’applicazione della L.n.108/1996 e dell’art.1815, comma 2 c.c., sostenendo che il rapporto di locazione finanziaria da oneroso si sarebbe tramutato in gratuito; in subordine, l’applicazione dell’art.117, comma 7 TUB per indeterminatezza dei tassi, ovvero per aver previsto in contratto condizioni più sfavorevoli per i clienti rispetto a quelle pubblicizzate, in spregio dell’art.117, comma 6 TUB.

Sul punto, l’intermediario ha preliminarmente eccepito l’inammissibilità del ricorso, da un lato, per “erroneità” della procura e, dall’altro, per mancata corrispondenza delle censure mosse in sede di reclamo e quelle avanzate in sede di ricorso.

Il Collegio, dopo aver respinto l’eccezione di inammissibilità in relazione all’asserito vizio della procura e dopo avere, invece, accolto parzialmente quella in ordine al difetto di corrispondenza delle doglianze, si è pronunciato su due motivi di censura nel modo che segue.

Quanto all’asserito superamento del tasso soglia in ordine ai rapporti contestati, tenendo conto nel computo del TEG anche degli interessi di mora, ne ha dichiarato l’infondatezza. Infatti, il Collegio ha correttamente dato voce a quell’orientamento – ormai in corso di consolidazione in giurisprudenza- che ritiene ontologicamente differenti gli interessi corrispettivi da quelli moratori, interessi che però, lungi da soddisfare due funzioni economiche differenti, riverberano esclusivamente la loro funzione sotto due differenti profili causali.

Nello specifico, il Collegio ha sottolineato, concordemente con la pronuncia n.27442/2018 della Corte di Cassazione, che, mentre gli interessi corrispettivi si applicano durante la fisiologica esecuzione del rapporto contrattuale, quelli moratori vengono invece in rilievo in caso di inadempimento, e, dunque, in ipotesi patologiche del rapporto negoziale. Ha poi precisato che mentre gli interessi corrispettivi sono dovuti a compenso del godimento del danaro altrui in quanto essi rappresentano il “costo del credito”, vale a dire la remunerazione che il creditore riceve come corrispettivo all’erogazione del capitale, quelli moratori, invece, sono dovuti laddove il debitore ritardi nella restituzione del capitale ricevuto e, dunque, essi assolvono ad una funzione risarcitoria e compensativa del pregiudizio patito dal creditore, la quale tra l’altro è meramente ipotetica essendo diretta conseguenza dell’eventuale inadempimento.

Sulla scorta di tali considerazioni – le cui ripercussioni applicative hanno per decenni tenuto impegnato il dibattito giurisprudenziale – il Collegio ha affermato che è da escludersi, già sul piano logico, la possibilità di sommare entrambi i tassi ai fini della verifica del superamento o meno del tasso soglia usura. Dunque, quest’ultima verifica andrà effettuata comparando il tasso soglia usura in maniera autonoma con ciascuno dei due tassi di interesse, i quali, tra l’altro, prevedono due basi di calcolo tra loro differenti, posto che quelli corrispettivi si calcolano sul capitale residuo, mente quelli moratori sulle rate scadute e non ancora rimborsate.

Quanto, invece, alla censura relativa all’asserita violazione dell’art.117, comma 4 TUB a causa della mancata indicazione nel contratto sia del TAEG effettivo nonché dell’ISC il Collegio ha dichiarato l’infondatezza anche di tale doglianza sulla considerazione che i contratti sottoposti al proprio esame indicano entrambi il “tasso di leasing praticato”.

In motivazione, sul punto, il Collegio ha sottolineato come l’ABF è fermo nell’interpretare l’art.117 TUB nel senso di riferirsi ai soli tassi e costi propriamente detti, tra i quali non può includersi il TAEG/ISC, il quale è mero indicatore di trasparenza volto a consentire al cliente di conoscere il costo effettivo del credito, la cui erronea indicazione non comporta un maggior costo del finanziamento bensì una errata rappresentazione del medesimo. Pertanto – ha concluso – che laddove non sia applicabile né l’art.125 bis TUB, né il previgente art.124 TUB, la sola eventuale conseguenza dell’erronea indicazione del TAEG/ISC è il risarcimento del danno precontrattuale, a condizione, tuttavia, che colui il quale invochi la responsabilità ne deduca e dimostri tutti i presupposti.

Sul punto, infatti, depone nello stesso senso copiosa giurisprudenza di merito, la quale ritiene che l’ISC/TAEG non costituisce un tasso di interesse o una specifica condizione economica da applicare al contratto di finanziamento, bensì svolge unicamente una funzione informativa finalizzata a mettere il cliente nella posizione di conoscere il costo totale effettivo del finanziamento prima di accedervi. Pertanto, l’erronea indicazione dello stesso, non comportando di per sé una maggiore onerosità del finanziamento, quanto piuttosto un’erronea rappresentazione del suo costo complessivo, non determina alcuna nullità contrattuale (Cfr. Trib. Bologna n.20485 del 24 settembre 2020; Trib. Torino n.3226 del 22 settembre 2020; Trib. Roma, n.4835 del 5 marzo 2020; Tribunale di Napoli Nord, ordinanza del 9 luglio 2018; Trib. Monza n.550 del 23 febbraio 2018; Trib. Milano n.10832 del 26 ottobre 2017).

Sulla scorta di tali complessive argomentazioni, dunque, il Collegio ha dichiarato infondate entrambe le censure che hanno superato il vaglio di ammissibilità e ciò sulla base delle medesime argomentazioni avallate dalla giurisprudenza, tanto di legittimità, quanto di merito. Ciò, in conclusione, permette dunque di affermare che, perlomeno sul punto, tanto le decisioni dei Collegi arbitrali quanto quelle della giurisprudenza sposino le medesime tesi interpretative ed argomentative.

ABF Napoli, Decisione del 4 febbraio 2021, n.2990 

Andrea Monesiglio – a.monesiglio@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Arriva in Gazzetta Ufficiale la Direttiva (UE) sul whistleblowing

Il Collegio di Napoli ha ribadito il granitico orientamento dell’ABF, secondo cui la valutazione d...

ABF

L’ABF, Collegio di Roma, con una recente decisione, ha pronunciato il seguente principio di diritt...

ABF

Arriva in Gazzetta Ufficiale la Direttiva (UE) sul whistleblowing

L’Arbitro Bancario Finanziario, Collegio di Milano, con una recente decisione, relativa ad un proc...

ABF

X