Improcedibilità per mancato esperimento della mediazione delegata e termine ordinatorio

Contratti bancari e finanziari nella mediazione obbligatoria: la Suprema Corte fa chiarezza

L’art. 5 del D.Lgs. n. 28 del 2010, in tema di conciliazione obbligatoria di controversie civili e commerciali, impone a chi intenda esercitare un’azione giudiziale inerente la materia dei contratti bancari o finanziari (od altre, tassativamente previste dalla norma medesima) il previo esperimento di una procedura conciliativa a pena di improcedibilità della domanda. A tal proposito, la parte interessata a richiedere tutela giurisdizionale non può omettere di connotare il rapporto giuridico di cui è titolare sotto la lente di detta normativa.

Per fugare ogni dubbio su cosa, esattamente, il menzionato art. 5 intenda per “contratti bancari” e “finanziari”, la Corte di Cassazione, con ordinanza depositata lo scorso 12 giugno 2018, ha precisato che “il riferimento della norma (‘ratione temporis’ applicabile, non modificata in ‘parte qua’) è appunto ai contratti bancari, e non, più generalmente, ‘stipulati con un istituto di credito’; così come ai contratti finanziari, e non, più generalmente, a contratti ‘con finalità di finanziamento’ anche in chiave mista”.

Nella specie, la succitata precisazione, corroborata dall’assunto per cui l’art. 5 non può che far richiamo, restrittivamente, “alla disciplina dei contratti bancari contenuta nel codice civile e nel T.U.B, nonché alla contrattualistica involgente gli strumenti finanziari di cui al T.U.F. (D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, e succ. mod., v. in specie all’art. 1)”, è valsa ad estromettere dal campo oggetto della presente analisi il rapporto di c.d. “leasing immobiliare”.

I Giudici della legittimità, a giustificazione della commentata pronuncia, hanno infatti osservato: “in questa cornice normativa, (…), non è possibile estendere l’area della condizione di procedibilità alla diversa ipotesi di leasing immobiliare anche se, nelle varie forme, allo stesso sono coessenziali finalità di finanziamento specificatamente funzionali, però, all’acquisto ovvero all’utilizzazione di quello specifico bene coinvolto”.

Così statuendo, la Cassazione ha affermato, seppur indirettamente, che il contratto di leasing immobiliare (o “finanziario”, in virtù del quale l’intermediario finanziario, concedente, si obbliga ad acquistare o a far costruire un bene su scelta e secondo le indicazioni dell’utilizzatore, che ne assume tutti i rischi, e lo pone a disposizione di quest’ultimo, verso un determinato corrispettivo, sino alla convenuta scadenza, alla quale l’utilizzatore avrà diritto di acquistare il bene dietro versamento di un prestabilito importo) non è qualificabile come contratto bancario o finanziario, dovendosi ritenere in esso prevalente la causa dell’acquisto o dell’utilizzazione del bene in oggetto su quella del finanziamento.

In definitiva, non è sufficiente che il contratto oggetto di controversia sia stato stipulato con un istituto bancario o finanziario o sottenda ad una “finalità di finanziamento”, perché essere ritenuto assoggettabile alla disciplina della conciliazione obbligatoria: piuttosto, è necessario che esso risponda, specificamente, ai requisiti di forma definiti dal T.U.B. o dal T.U.F.

Cass., Sez. III Civ., 12 giugno 2018, n. 15200

Benedetto Losacco – b.losacco@lascalaw.com

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