A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

Contraddittorio a prova di chiamata

La Suprema Corte con una recentissima pronuncia ha rigettato in via pregiudiziale un ricorso, per inammissibilità del gravame, esprimendosi in tema di notificazione del ricorso per Cassazione effettuata ai sensi dell’art. 140 c.p.c., ed in particolare sugli oneri di produzione a carico dell’istante.

La Cassazione ha ritenuto che l’inammissibilità fosse causata dalla mancata produzione entro i termini dell’avviso di ricevimento della raccomandata di notificazione dell’atto, che in assenza della costituzione della controparte, aveva procurato un vizio alla corretta instaurazione del contraddittorio.

Il caso di specie aveva visto un soggetto essere condannato in primo grado al risarcimento dei danni in favore di controparte.

Pertanto il soccombente dapprima proponeva ricorso in Appello, che veniva dichiarato inammissibile per tardività del gravame proposto e, successivamente, ricorreva in Cassazione al fine di vedere riconosciute le proprie pretese.

Tuttavia, la Suprema Corte si pronunciava in via pregiudiziale negativamente sulla questione relativa all’ammissibilità del gravame.

Alla base della declaratoria di inammissibilità vi era la mancanza agli atti della prova della rituale notificazione del ricorso all’intimato, che per di più non si era costituito in giudizio.

Il ricorrente pur avendo allegato alla domanda la ricevuta di spedizione dell’avviso ai sensi dell’art. 140 c.p.c. a mezzo posta, difettava di produrre entro i termini la cartolina di ricevimento dell’avviso stesso, non fornendo prova del perfezionamento della notifica per compiuta giacenza.

In tal via, la Cassazione ha chiarito che la produzione dell’avviso di ricevimento della raccomandata, con la quale l’ufficiale dà atto dell’espletamento delle attività prescritte dall’art. 140 c.p.c., è cruciale ai fini della corretta instaurazione del contraddittorio in quanto serve a dimostrare che il procedimento notificatorio si è perfezionato.

Cass., Sez. VI– 2 Civ., 7 maggio 2018, ordinanza n. 10849

Gianluca Pappacena – g.pappacena@lascalaw.com

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