Anche l’assenza ti costa: padre condannato a risarcire la figlia

Conto corrente cointestato: come superare la presunzione di comunione

La cointestazione di un conto corrente, attribuendo agli intestatari la qualità di creditori o debitori solidali dei saldi del conto sia nei confronti di terzi che nei rapporti interni, fa presumere la contitolarità dell’oggetto del contratto; tale presunzione fa sorgere l’inversione dell’onere probatorio e può essere superata attraverso presunzioni semplici purché gravi, precise e concordanti”.

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 11375/19, in commento, depositata il 29 aprile.

La vicenda inizia nel 2007, dinanzi al Tribunale di Rovigo: una donna conveniva in giudizio il fratello per sentire accertare che le somme di denaro depositate su un libretto di deposito bancario e su di un certificato postale, appartenenti alla defunta madre, ma cointestati con il figlio (e fratello), fossero in realtà di sola appartenenza della prima, e per la conseguente divisione delle dette somme secondo le quote spettanti ai due eredi della defunta genitrice. La Corte d’Appello di Venezia, uniformandosi alla pronuncia di primo grado, accoglieva la domanda dell’attrice attorea, ma il fratello presentava ricorso in Cassazione.

Il ricorrente lamentava in Cassazione che la Corte d’Appello avesse erroneamente superato la presunzione di comunione, posto che la Corte avrebbe dovuto utilizzare il criterio più restrittivo della “esclusiva riconducibilità” delle somme di denaro in capo alla madre, anziché fare riferimento al criterio “dell’assoluta prevalenza” dei versamenti effettuati dalla stessa.

Con la pronuncia in commento, la Cassazione ha concluso che il Giudice di primo grado e la Corte d’Appello hanno (correttamente) superato la presunzione di comunione derivante dalla cointestazione dei rapporti attraverso elementi presuntivicome la mancata allegazione da parte di … di un reddito idoneo a giustificare la proprietà di ingenti somme a risparmio nonostante la sua giovane età (32 anni), il fatto che avesse familiari a carico e la circostanza che l’istruttoria avesse accertato che la cointestazione dei rapporti tra madre e figlio era dovuta solo alla gestione degli stessi”.

Non avendo dunque il ricorrente contestato la congruenza dei singoli elementi valorizzati dai giudici di merito, né dedotto la corrispondenza della valutazione complessiva ai criteri generali di coerenza e logicità che devono caratterizzare il ragionamento presuntivo, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso.

Lilia Cocchiaro

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

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