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Contestazioni generiche portano all’esecutorietà del decreto

Il disposto dell’art. 1264 c.c., secondo cui la cessione del credito ha effetto nei confronti del debitore quando questi l’ha accettata, o quando gli è stata notificata, è dettato con riguardo all’interesse del debitore stesso al fine di ammettere o di escludere la portata liberatoria del pagamento fatto al cedente, anziché al cessionario, nonché per determinare la prevalenza fra più cessioni, ma non toglie che la cessione medesima, perfezionatasi con l’accordo fra cedente e cessionario, operi il trasferimento della titolarità del diritto ceduto, e, conseguentemente, attribuisca al solo cessionario la legittimazione ad agire contro il debitore, per conseguire la prestazione dovuta”.

Così si è espresso il Tribunale di Enna in sede di prima udienza in sede di giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo.

In particolare è stata condivisa dal Giudice, la difesa della convenuta che respingeva le eccezioni di controparte, in tema di asserita carenza di legittimazione attiva e non solo.

Ed invero, nell’ordinanza  viene chiaramente ribadito che è principio consolidato che «la notificazione della cessione al debitore ceduto, prevista dall’art. 1264 c.c., la quale non deve indicare anche la causa della cessione stessa (…) costituisce un atto a forma libera che, come tale, può concretarsi in qualsivoglia atto idoneo a porre il debitore nella consapevolezza della mutata titolarità attiva del rapporto obbligatorio» (Cass. n. 20143/05; Cass. III, 18/10/2005, n. 20144; Cass. 1,14/3/2006, n. 5516) e che «pertanto, può essere effettuata sia mediante ricorso per decreto ingiuntivo, sia mediante comunicazione operata nel corso del successivo giudizio di opposizione ex art. 645 c.p.c.» (Cass. civ., 1770/2014).

Tra le diverse questioni affrontate dalla pronuncia in discorso, degna di nota appare anche la parte in cui il Giudice ha rilevato una carenza di prove a sostegno delle contestazioni di parte opponente sulla pretesa creditoria.

Vero è infatti, continua l’ordinanza del Tribunale, che,  secondo l’unanime e condivisibile orientamento della giurisprudenza di merito (cfr già il Tribunale di Benevento con la sentenza n. 1936 del 19/11/2012, in linea con quanto affermato anche dal Tribunale di Arezzo con sentenza del 24/11/2011, a cui hanno fatto seguito numerosissime altre pronunce di identico tenore) il sistema di ammortamento c.d. alla “francese” non comporta alcun anatocismo; ed invero, «In tema di contratti bancari l’ammortamento cd. “alla francese” non incorre nella violazione del disposto dell’art.1283 c.civ., od interesse composto, consistente nella produzione degli interessi sugli interessi scaduti. Nell’ammortamento c.d. alla francese, infatti, gli interessi dovuti sull’intero finanziamento vengono ripartiti nel numero delle rate previste e la quota di interessi in ciascuna rata calcolata sul capitale ancora da rimborsare, per il periodo di riferimento della rata; alla scadenza di ciascuna rata gli interessi maturati non vengono capitalizzati, confluendo nella rata successiva e la parte di capitale per ciascuna rata viene determinata per differenza rispetto alla quota per interessi dovuti sul capitale da rimborsare» (così, fra le più recenti, Tribunale Bologna, sez. IV, 24/06/2017, n. 1292);

Il Giudice poi, nel concedere la provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto ha concluso che nessuna indicazione di elementi di fatto concreti, documentalmente riscontrabili, è stata fornita dagli opponenti a riguardo di eventuali non dovute poste passive addebitate, “risolvendosi dunque le eccezioni sollevate in un mero generico rifiuto del credito rivendicato da controparte”.

Trib. Enna, Ord., 24 giugno 2020

Federica Luri – f.luri@lascalaw.com

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