La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

Contestazioni generiche? La lite temeraria deve essere applicata d’ufficio

Il Tribunale di Rimini ha chiarito che le difese processuali devono essere specifiche e aderenti alle evidenze documentali in atti, poiché in caso contrario l’opposizione è temeraria e merita di essere sanzionata d’ufficio ai sensi dell’art. 96 c.p.c..

Gli attori citavano in giudizio una banca assistita dal nostro studio per sentire revocato il decreto ingiuntivo emesso nei loro confronti relativamente alle rate non pagate di un prestito finalizzato.

L’opposizione muoveva diverse contestazioni tra cui la prescrizione del credito, la natura usuraria del contratto, la non debenza di interessi, spese e commissioni, dopo 11 anni dalla sua sottoscrizione.

Il Giudice, dopo avere rilevato la natura generica di tali contestazioni, ha accertato d’ufficio la necessità di sanzionare gli opponenti sul piano processuale posto che le difese mosse risultavano infondate e scollegate dalle prove documentali in atti: “La evidente contrarietà della eccezione sollevata rispetto alle evidenze documentali non potrà non essere valutata ai sensi dell’art. 96 co. 3 c.p.c. Così come non possono sottrarsi alla menzionata previsione legislativa le ulteriori difese mosse dagli opponenti. Tali censure, infatti, oltre ad essere infondate (come la non debenza degli interessi, commissioni e spese pattuite quali conseguenze della nullità del contratto) risultano del tutto generiche”.

Particolarmente interessante quanto affermato dal Giudice in merito all’eccezione in punto di usura, considerata priva di ogni appiglio giuridico e documentale: “L’usura prospettata, infatti, non è circostanziata sul piano delle allegazioni, ancor prima che sul piano probatorio: non viene detto quale sarebbe il tasso soglia di riferimento, quale il tasso applicato dalla banca, quale lo sforamento percentuale, in quali trimestri e per quali importi, invocando, sul punto, una consulenza tecnica inammissibile in quanto esplorativa”.

Il Tribunale, premesso quanto sopra, ha ritenuto necessario dare applicazione alla sanzione di cui all’art. 96 comma III c.p.c. poiché formulare contestazioni del tutto generiche viola gli oneri processuali fissati dagli artt. 2697 c.c. e 115 c.p.c.: “Si ricorda che in base ai principi che regolano il processo civile, le eccezioni, sotto il profilo della deduzione, debbono avere quel grado di precisione che consenta di dare ingresso ad un mezzo di prova puntuale tale da poter confermare la circostanza dedotta. Il carattere circostanziato delle eccezioni sollevate ai sensi dell’art. 2697 co. 2 c.c. trova il suo fondamento nell’onere di contestazione specifica imposto dall’art. 115 c.p.c., onere, per l’appunto, per le parti e canone ermeneutico di decisione per il giudice”.

Il mancato rispetto di tali principi processuali rende infatti necessario attivare (d’ufficio) la sanzione prevista per la lite temeraria, poiché lo strumento processuale non deve essere piegato ad utilizzi distorti: “Il tenore delle difese svolte, come sopra evidenziato, contrarie alle evidenze documentali in atti e del tutto generiche, manifesta un uso distorto della risorsa giustizia che giustifica la condanna al pagamento di una somma ex art. 96 co. 3 c.p.c., somma equitativamente determinata nella metà delle spese di lite sopra indicate”.

Trib. Rimini, 21 luglio 2020, n. 462

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

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