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Il contenuto della segnalazione d’inadeguatezza dell’operazione può essere provata con ogni mezzo

La Cassazione si è pronunciata riguardo alla valutazione della condotta dell’intermediario finanziario nel caso di rilievo della non adeguatezza dell’investimento – ai sensi dell’art. 29 Regolamento Consob 11522/1998 – chiarendo con quale contenuto e in quale forma deve essere resa l’informativa prevista dalla disciplina.

La pronuncia riconosce che con la norma in questione “si impone, dunque, all’intermediario l’obbligo di segnalare la non adeguatezza dell’operazione e le ragioni di essa, nonché – se il cliente intenda procedere – di raccogliere l’ordine scritto (o telefonico registrato) da cui risulti un “esplicito riferimento alle avvertenze ricevute”, proponendo una sintesi dei diversi orientamenti interpretativi che si sono susseguiti sul punto.

In primo luogo, viene richiamata nel recente precedente di legittimità la parte motiva di un noto (e più risalente) precedente (Cass. Civ. Sez. I, 26-7-2013, n. 18140) in cui si negava che l’art. 29 del citato Regolamento Consob imponesse obblighi formali per la dichiarazione di inadeguatezza: “proprio la precisazione circa la registrazione su nastro magnetico lascia intendere, secondo la sentenza, come la detta specificazione non sia riconducibile al manifestato intento di prescrivere una forma predeterminata all’atto”.

Proseguendo poi nella rassegna giurisprudenziale, il Collegio di Legittimità ha individuato due precedenti che hanno, invece, affrontato (a vario livello) l’esame del contenuto della dichiarazione, giungendo a sostenere la necessità della indicazione delle ragioni sottostanti la “non adeguatezza” dell’investimento e imponendo che questa fosse “corredata da una, sia pure sintetica, indicazione della caratteristiche del titolo, in relazione al profilo dell’investitore ed alla propensione al rischio” (Cass. Civ. Sez. I, 26-1-2016, n. 1376), ovvero che dovesse prevedere un richiamo alle “avvertenze ricevute circa l’inadeguatezza dell’ordine” (Cass. Civ. Sez. I, 6-3-2015, n. 4620).

Nel complessivo ragionamento posto a fondamento della propria decisione (che abbraccia il primario orientamento formatosi in subiecta materia) i Giudici di Legittimità partono dal concetto di “informazione adeguata in concreto” (richiamato già in Cass. Civ. Sez. I, 25-6-2008, n. 17340, nella quale si sottolineava che “in tema di servizi di investimento, la banca intermediaria, prima di effettuare operazioni, ha l’obbligo di fornire all’investitore una informazione adeguata in concreto, tale cioè da soddisfare le specifiche esigenze del singolo rapporto, in relazione alle caratteristiche personali e alla situazione finanziaria del cliente”) e riconoscono che la mera sottoscrizione della segnalazione di “non adeguatezza” non è sufficiente a confermare il corretto operato dell’intermediario “la doppia sottoscrizione, infatti, non consente, di per sé, di ritenere dimostrato che l’intermediario, ossia la Banca, si sia dapprima rifiutato di compiere l’operazione e via abbia poi dato esecuzione dietro un preciso ordine scritto del cliente”, così Cass. Civ. Sez. I, 25-9-2014. n. 20178).

Nella divisione temporale e sostanziale esistente, e connessa all’informativa dell’intermediario, quindi, si lega anche l’onere di informativa previsto dall’art. 29 del citato Regolamento Consob: “Nel dettato dell’art. 29 Reg. Consob n. 11522 del 1998 devono distinguersi in capo all’intermediario distinti obblighi:a) valutare l’operazione richiesta sotto i profili ivi indicati (tipologia, oggetto, frequenza, dimensione); b) fornire al cliente le dettagliate spiegazioni e ragioni che, sotto gli stessi profili, sconsigliano l’operazione; c) acquisire l’ordine scritto “in cui sia fatto esplicito riferimento alle avvertenze ricevute”.

La Suprema Corte, in ultimo, sintetizza così la propria decisione: “Reputa il Collegio che – ferma restando l’esigenza dell’assolvimento dei primi due obblighi, ed, in particolare, di quello volto a fornire al cliente tutte le informazioni e le motivazioni che sconsigliano l’operazione – ai sensi dell’art. 29 cit. non sia obbligatoria l’integrale esplicazione scritta dell’avvenuto assolvimento di essi, essendo sufficiente il riferimento alla circostanza dell’avere l’intermediario rivolto le avvertenze al cliente”.

La norma richiamata, secondo l’orientamento recentemente espresso, non introduce oneri formali per la comunicazione delle ragioni di inadeguatezza “posto che solo l’an delle medesime va attestato per iscritto” e, di conseguenza, “tale prova, dunque, da parte della banca potrà avvenire con ogni mezzo

Cass., Sez. I, 6 giugno 2016, n. 11578 (leggi la sentenza)

Carlo Giambalvo Zillic.zilli@lascalaw.com

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