Crisi e procedure concorsuali

Contemporanea pendenza dei procedimenti per la dichiarazione di fallimento e per l’ammissione al concordato preventivo

Tribunale Novara 20 marzo 2013 (leggi la sentenza per esteso)

Nell’ipotesi di contemporanea pendenza dei procedimenti per dichiarazione di fallimento e di ammissione al concordato preventivo, il tribunale deve trattare congiuntamente i due procedimenti e valutare la sussistenza dei requisiti di ammissibilità della domanda di concordato anche alla luce della documentazione allegata dal creditore istante con il ricorso per la dichiarazione di fallimento, decidendo prima sulla domanda di concordato.

I creditori non inseriti nell’elenco predisposto dal debitore che chiede l’ammissione al concordato preventivo o in quello rettificato dal commissario giudiziale possono chiedere al giudice delegato il riconoscimento dei rispettivi crediti esclusivamente ai fini dell’ammissione al voto e del calcolo delle maggioranze. In sede di adunanza il debitore ha facoltà di rispondere e contestare i crediti e ha il dovere di fornire al giudice gli opportuni chiarimenti. In ogni caso l’ammissione o l’esclusione di eventuali crediti viene decisa sulla base di una verifica di carattere sommario ed i relativi provvedimenti, che hanno forma di decreto, possono essere revocati o modificati dallo stesso giudice delegato fino alla chiusura delle operazioni di voto. 

Nella vigenza della disciplina ante riforma , l’art. 160 l.f. consentiva all’imprenditore in stato di insolvenza di proporre ai creditori un concordato preventivo fintantoché il suo fallimento non venisse dichiarato, di talchè si deduceva che il Tribunale fosse obbligato a esaminare previamente la domanda di concordato preventivo, pur in presenza di istanze di fallimento; l’ammissione del debitore alla procedura concordataria comportava, poi, l’improcedibilità delle istanze di fallimento già pendenti e l’improponibilità di istanze future.

Si ritiene, ora, dopo la riforma del 2005, che la presentazione della domanda di concordato preventivo non comporti l’improcedibilità delle istanze di fallimento eventualmente pendenti, atteso che il concetto di azioni esecutive contenute nell’art. 168 l.f. deve essere esteso anche alla sentenza dichiarativa di fallimento e che il relativo divieto è operativo solo all’esito della successiva ammissione, e poi omologazione, del concordato preventivo.

Scartata l’ipotesi della sospensione del procedimento fallimentare, si è andata diffondendo la prassi secondo la quale i due procedimenti vengono trattati congiuntamente, dando priorità alla decisione sulla ammissibilità della proposta concordataria e, solo in caso di inammissibilità di questa o di mancata omologa,  si procede con la valutazione dell’istanza di fallimento.

Con riguardo alla questione relativa al raggiungimento delle maggioranze, posto che nel concordato preventivo non vi è un accertamento del passivo come invece accade in sede fallimentare, si sottolinea come i creditori che non siano inseriti nell’elenco dei creditori predisposto dal debitore o dal Commissario Giudiziale possano solo chiedere il riconoscimento dei propri crediti, al solo fine di essere ammessi al voto.

Ai sensi dell’art. 176 l.f. il Giudice Delegato, a seguito di una valutazione sommaria, potrà ammettere tali crediti al solo fine della votazione e del calcolo delle maggioranze.

(Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com)

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