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Consulente “sostituito”, nessun danno risarcito

L’Arbitro per le Controversie Finanziarie rigetta la domanda risarcitoria di un investitore, proposta nei confronti dell’intermediario finanziario, al quale veniva contestata la perdita di una polizza unit linked negoziata con un consulente finanziario, successivamente radiato e sostituito.

In particolare, nell’azione proposta dal ricorrente veniva dato atto che il “consulente gli aveva rappresentato una situazione dei propri investimenti difforme rispetto a quella reale” e, in particolare, “da un messaggio telefonico del 23 febbraio 2017 risultava che una polizza unit-linked di cui era titolare aveva un valore complessivo di € 86.523,00, mentre in realtà essa aveva un valore minore, pari a € 77.855,46”.

Nel procedimento instaurato l’intermediario contestava la ricostruzione del cliente.

Il Collegio, come anticipato, rigetta la domanda ed osserva che “sostanzialmente, il ricorrente chiede di essere messo, per effetto del risarcimento, nella posizione in cui si sarebbe trovato se il valore della polizza unit-linked da lui sottoscritta fosse stato pari al valore rappresentato dal consulente”. Tuttavia, il punto centrale che il Collegio vaglia è quello afferente alla prova del nesso causale tra la condotta imputata ed il danno, “ferma restando la gravissima scorrettezza del consulente, che ha contribuito a causare la sua radiazione dall’albo dei consulenti finanziari”.

Osserva difatti il Collegio che, “anche qualora il consulente avesse agito in modo corretto, rappresentando ricorrente il valore reale della polizza da lui sottoscritta, questi non avrebbe comunque conseguito il guadagno di cui chiede il risarcimento in questa sede. Invero, nel caso di specie, il ricorrente ha avuto cura di precisare che a causa di questa falsa rappresentazione della realtà egli ha trascurato di effettuare scelte di investimento alternative, dalle quali avrebbe potuto realizzare un guadagno superiore a quello effettivamente conseguito. Tuttavia, al fine di ottenere il risarcimento di questo danno, il ricorrente aveva l’onere, non solo di allegare, ma anche di dimostrare l’effettiva sussistenza di questa circostanza, che invece non ha dimostrato, essendosi limitato ad affermarla”.

Si tratta di una decisione che, correttamente, fa applicazione dei principi generali dettati in tema di onere della prova (art. 2697 cod. civ.), dal momento che non è detto che ad una pretesa perdita patrimoniale (asseritamente generata anche da una perdita di chance di migliori opportunità di investimento) derivi automaticamente un danno risarcibile (anche quanto il consulente dell’intermediario finanziario sia stato radiato per condotte non propriamente lecite).

ACF, Decisione n. 2631 del 27 maggio 2020

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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