Omessa dichiarazione: per la punibilità del prestanome è necessario che questi persegua il dolo specifico

Consentito il ricorso ad esperti per il controllo dell’attività sociale

Con una recente ordinanza, il Tribunale di Bologna ha confermato che il socio non amministratore di una società a responsabilità limitata può esercitare il proprio diritto di controllo sull’attività sociale sia in proprio, anche estraendo copia dei documenti, sia tramite professionisti appositamente incaricati.

La Sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale di Bologna, esprimendosi sul ricorso cautelare d’urgenza promosso dal socio sfornito di cariche gestorie che si era più volte visto negare la possibilità di accedere alla documentazione sociale, ha dunque stabilito che “attengono all’esercizio della suddetta facoltà [l’esercizio del diritto di controllo ex art. 2476 c.c., n.d.r.] anche la possibilità di estrarre copia della documentazione richiesta, nonché di operare l’’esame così richiesto attraverso terzi professionisti appositamente incaricati”.

Pertanto, l’organo amministrativo non potrà negare l’accesso alla documentazione sociale adducendo come pretesto la terzietà del professionista incaricato rispetto alla società. Rimane invece fermo il limite dell’esercizio del diritto di controllo secondo buona fede.

Il Tribunale di Bologna ha, infatti, ribadito come “l’art 2476 co. 2 rivesta attitudine funzionale a consentire ai singoli soci l’accesso alla documentazione ritenuta utile, onde poter verificare gli elementi di interesse riguardo l’andamento delle società a responsabilità limitata in cui partecipano: pertanto l’esercizio di tale facoltà non trova limiti specifici, se non quelli desumibili dal comportamento secondo buona fede, ed in genere dalle esigenze di tutela della società medesima”.

Al fine di delineare meglio i limiti rappresentati dalla buona fede e dalla tutela dell’interesse della società, si dovrà senz’altro fare riferimento alla copiosa giurisprudenza del Tribunale di Milano secondo il quale il contemperamento del diritto di accesso del socio rispetto ad esigenze della società meritevoli di tutela, in particolare in termini di riservatezza dei dati sociali,  può condurre non tanto all’esclusione tout court del diritto di accesso ma “alla adozione di limitazioni al diritto di accesso del socio, ad esempio, attraverso il mascheramento dei dati sensibili relativi a clienti e fornitori” (Trib. Milano, Sezione specializzata in materia d’impresa, Ord. 14 luglio 2017 e Ord. 28 novembre 2016).

Sarà, tuttavia, sempre onere dell’organo amministrativo individuare limitazioni proporzionali alla tutela dell’interesse sociale e giustificare l’adozione di tali misure ristrettive. Tale compito appare decisamente arduo, anche in considerazione degli ultimi arresti giurisprudenziali, i quali hanno statuito che “il fatto che il socio non ritenga di comunicare alla società i motivi del suo interesse ad accedere agli atti ai dell’art. 2476 c.c. non autorizza a ritenere la domanda ispirata da intento abusivo o emulativo” (Trib. Firenze, Sezione specializzata in materia d’impresa, Ord. 6 febbraio 2020).

Trib. Bologna. Sez. Impresa, Ord., 18 giugno 2020

Fabio Dalmasso – f.dalmasso@lascalaw.com

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