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Connessione meramente soggettiva: regole e deroghe

Nell’ipotesi di connessione meramente soggettiva delle cause non si applicano deroghe alla competenza territoriale basata sul divieto di frazionamento del credito, in quanto tale divieto si riferisce ad un’ipotesi in cui il credito deriva da un medesimo rapporto obbligatorio e non da più contratti pur fra le stesse parti.

Questo è il principio di diritto ripreso dal Tribunale di Genova (nell’Ordinanza oggi in commento) in conformità con la giurisprudenza di legittimità, che distingueva la fattispecie di connessione per titolo o oggetto, c.d. “connessione oggettiva”, da quella della “connessione meramente soggettiva”.

Nel primo caso le cause connesse per l’oggetto o per il titolo che dovrebbero essere proposte davanti a giudici diversi, se nessuna di essa appartiene alla competenza per materia o per territorio inderogabile di uno dei più giudici a cui dovrebbe essere sottoposta, possono essere decise nello stesso processo.

La deroga alla competenza è volta ad evitare giudizi contrastanti, in considerazione del vincolo di connessione esistente tra le diverse cause.

Nel secondo caso, invece, viene consentita la proposizione nel medesimo processo di più domande, anche non connesse, contro la stessa parte, al fine di rispondere ad una esigenza di economia processuale e non per realizzare il coordinamento tra decisioni di controversie diverse, poiché ad oggetto ognuna di esse ha situazioni giuridiche soggettive differenti.

La deroga solo per motivi di connessione oggettiva, nel caso di foro convenzionale esclusivo, agisce diversamente dalla connessione soggettiva o la pluralità di domande proposte contro la stessa parte, come nel caso trattato dal foro genovese, poiché consente di derogare solo alla competenza per valore del giudice inferiore per effetto della regola contenuta nell’art. 10, secondo comma c.p.c. e ripresa del primo comma dell’art. 104 c.p.c..

La norma omette, invece, ciò che concerne la competenza per territorio derogabile, questa omissione trova la sua giustificazione nella considerazione che trattandosi di cause diverse proposte dalla medesima parte il criterio di competenza per territorio è normalmente comune a tutte le cause, essendo unico il foro generale; qualora invece per una delle cause cumulate sussistesse una competenza territoriale derivante da accordo derogatorio, il giudice adito non può esimersi dal dichiarare la propria la propria incompetenza in favore del giudice territorialmente competente per effetto del preventivo accordo contrattuale delle parti, in considerazione che la relativa eccezione sia stata tempestivamente proposta, non potendosi ritenere limitata la facoltà del giudice di definire taluna delle cause riunite ai soli casi di incompetenza per materia o per territorio derogabile.

Ciò detto, la giurisprudenza di legittimità ne ha tratto il principio secondo cui il cumulo di domande contro la stessa parte (e quindi in caso di connessione meramente soggettiva) soggiace al limite di competenza del giudice adito per tutte le domande proposte, con la sola eccezione della competenza del valore.

Caterina Morabito – c.morabito@lascalaw.com

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