Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

Che confusione… Anche per la Cassazione

La valutazione circa l’usurarietà del tasso di mora deve essere effettuata tenendo conto del tasso in sé e per sé considerato – senza alcuna sommatoria – e maggiorando la soglia rilevata dalla Banca d’Italia del 2,1 %.

Questo il principio di diritto espresso da una recente sentenza del Tribunale di Roma con cui la dott.ssa Centofanti- cercando di fare chiarezza sull’acceso dibattito giurisprudenziale circa la verifica dell’usurarietà dei tassi moratori- ha ribadito la necessità di comparare tra loro tassi omogenei.

Com’è noto e chiaramente esplicato nella Circolare del 3 luglio 2013, infatti, le rilevazioni trimestrali della Banca d’Italia per la determinazione dei tassi medi sono effettuate prendendo in considerazione i tassi nominali e tutti gli oneri connessi all’erogazione del credito ma non i tassi moratori applicati nel corso del rapporto e solo in caso di inadempimento del cliente.

I tassi moratori, pertanto, per evidenti esigenze di omogeneità, non posso essere verificati con i tassi soglia pubblicati dalla Banca d’Italia. Per ovviare a tale vuoto normativo e rendere comunque possibile una verifica, la stessa Banca d’Italia ha evidenziato che “con riferimento al complesso delle operazioni facenti capo al campione di intermediari considerato, la maggiorazione stabilita contrattualmente per i casi di ritardato pagamento è mediamente pari a 2,1 punti percentuali”.

Quanto sopra non è stato però sufficiente ad evitare l’acceso dibattito giurisprudenziale che ancora oggi caratterizza la materia.

Da ultimo, con la sentenza n.27442 del 30/10/2018 la Corte di Cassazione ha statuito che “E’nullo il patto con il quale si convengano interessi convenzionali moratori che, alla data della stipula, eccedano il tasso soglia di cui all’art. 2 della l. n. 108 del 1996, relativo al tipo di operazione cui accede il patto di interessi moratori convenzionali e calcolato senza maggiorazioni o incrementi”.

Il Tribunale di Roma, nella pronuncia in commento ha affermato con decisione di non ritenere il suddetto orientamento condivisibile.

La dottoressa Centofanti ha, infatti, evidenziato come lo stesso si ponga in netto contrasto con la Sentenza delle Sezioni Unite del 20 giugno 2018 n. 16303, che elegge a cardine nell’interpretazione della normativa di settore l’esigenza di omogeneità e simmetria nel confronto fra le condizioni praticate in concreto dagli Istituti di credito e i tassi soglia determinati nei decreti ministeriali sulla base delle rilevazioni del TEGM.

Il suddetto principio è stato enunciato, in realtà, con riferimento alla possibilità̀ di operare il confronto con i tassi soglia dei costi in relazione all’erogazione del credito, includendo le commissioni di massimo scoperto anche se escluse dal calcolo del tegm, ma risulta applicabile anche alla fattispecie che ci occupa.

Particolare rilevanza riveste quanto affermato dalle Sezioni Unite nella motivazione: i giudici hanno argomentato nel senso che dovesse valutarsi alternativamente, se ritenere i decreti ministeriali illegittimi in ragione della mancata inclusione nel calcolo del TEGM delle commissioni, ovvero tenere conto delle indicazioni contenute in calce ad essi e riferita all’ammontare medio delle commissioni nel periodo di riferimento e si sono pronunciati nel senso che tale ultima soluzione fosse preferibile giacchè la presenza del dato fosse sufficiente per escludere la difformità degli stessi rispetto alla previsione di legge consentendo la comparazione tra dati omogenei.

Il Tribunale di Roma ha così concluso: “Alla luce dei principi sopra richiamati anche ai fini dell’individuazione del corretto parametro per la valutazione dell’usurarietà degli interessi moratori, si ritiene del tutto legittimo operare la maggiorazione del tegm nella misura indicata dalla Banca d’Italia in quanto rilevata come valore contrattuale medio per i casi di ritardato pagamento e riportata nei decreti ministeriali, e procedere quindi all’individuazione della soglia sulla base di esso (con aumento del TEGM maggiorato della metà, ovvero, dal maggio 2011, del 25% e di ulteriori quattro punti percentuali)”.

Trib. Roma, Sez. XVII, 7 aprile 2020, n. 5867

Valentina Vitali – v.vitali@lascalaw.com

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