Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

Conflitto tra creditori: quando il creditore tardivo può impugnare l’ammissione del credito del terzo?

L’impugnazione del credito ammesso a favore di un terzo può essere proposta dal creditore tardivo contestualmente alla dichiarazione tardiva del suo credito e non oltre sei mesi dalla chiusura dello stato passivo.

Così si è pronunciata la Corte di Cassazione, con ordinanza del 5 aprile 2017 n. 8869, su una questione priva di precedenti.

Nel caso di specie un professionista si è visto rigettare la propria domanda tardiva di ammissione allo stato passivo poiché il credito era già stato ammesso al passivo a favore di un altro professionista, in forza di istanza tempestiva. Tale ammissione non era stata oggetto di impugnazione, né il relativo credito oggetto di cessione.

Il creditore escluso ha quindi proposto opposizione ai sensi dell’art. 98 L.F. contestualmente all’impugnazione del credito ammesso a favore dell’altro professionista.

Ai sensi dell’art. 98 L.F. contro il decreto di esecutività dello stato passivo può essere proposto sia l’opposizione sia l’impugnazione dei crediti ammessi. In particolare, con l’opposizione, il creditore contesta la decisione di non ammettere in tutto o in parte il proprio credito, mentre l’impugnazione ha la finalità di eliminare dallo stato passivo uno o più creditori.

Sia l’opposizione che l’impugnazione si propongono mediante ricorso da depositarsi entro trenta giorni dalla comunicazione di esecutività dello stato passivo ex art. 97 L.F.

Il problema sorge dal fatto che il predetto decreto di esecutività dello stato passivo non viene comunicato a coloro che, alla data della comunicazione, non hanno ancora depositato la domanda di ammissione allo stato passivo. Da ciò ne deriva la necessità di determinare un termine entro il quale il creditore, non destinatario della predetta comunicazione, possa contestare validamente l’ammissione di un credito a favore di un terzo.

Il sistema patisce dunque una lacuna che, asserisce la Suprema Corte, deve essere colmata mediante il ricorso per analogia all’art. 327 c.p.c. Tale norma, in materia processuale, prevede che, decorsi sei mesi dalla pubblicazione del provvedimento assunto in funzione decisionale, non possano più essere proposte le impugnazioni ordinarie.

Alla luce di ciò “l’impugnazione del credito ammesso a favore di un terzo può essere proposta dal creditore tardivo – contestualmente alla dichiarazione tardiva del suo credito ove si sia in presenza di situazioni soggettive tra loro in conflitto – entro sei mesi dalla chiusura dello stato passivo, unica eccezione essendo rappresentata dalla non conoscenza del processo fallimentare, della cui prova è onerato il creditore”.

Cass., Sez. I, 05 aprile 2017, n. 8869 (leggi la sentenza)

Giulia Camillig.camilli@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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