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Confermati i principali orientamenti in materia bancaria

Questa interessante sentenza del Tribunale di Napoli fa il punto in materia di onere della prova nelle azioni aventi ad oggetto i contratti bancari e ribadisce la validità dei contratti c.d. monofirma, della pattuizione di clausole corrispettive di capitalizzazione, della legittimità della pattuizione delle commissioni di massimo scoperto e della rilevanza della sola usura originaria.

Il Tribunale di Napoli, in particolare, ha subito rammentato che nei giudizi promossi dal “cliente” – correntista o mutuatario – “per far valere la nullità di clausole contrattuali o l’illegittimità degli addebiti in conto corrente, in vista della ripetizione di somme richieste dalla banca in applicazione delle clausole nulle o, comunque, in forza di prassi illegittime, grava senz’altro sulla parte attrice l’onere di allegare in maniera specifica i fatti posti a base della domanda e di fornire la relativa prova”, precisando che solo laddove la banca convenuta nel giudizio per ripetizione di indebito promosso dal correntista, “a propria volta spieghi domanda riconvenzionale volta ad ottenere il pagamento del saldo debitore del conto, è anch’essa gravata dall’onere di fornire prova piena del credito azionato”, con la produzione delle serie completa degli estratti conto.

In proposito, interessante è il richiamo alla recente giurisprudenza della Corte di legittimità che ha riconosciuto l’ammissibilità dell’accertamento tecnico per rettifica del saldo anche se gli estratti di conto corrente sono incompleti, ed ha affermato che “Il giudice di merito può svolgere un accertamento tecnico contabile al fine di rideterminare il saldo del conto corrente in base a quanto emergente dai documenti prodotti in giudizio, anche se incompleti” (Cassazione civile sez. VI, 01/06/2018, n.14074), con la precisazione che il saldo così ricalcolato, sulla base dei dati processuali forniti, è strumentale alla domanda svolta e tiene conto della parte su cui grava l’onere della prova.

Il Tribunale di Napoli ha poi affrontato il tema della prova delle condizioni contrattuali laddove la Banca sia stata in grado di produrre il contratto sottoscritto dal solo correntista ed ha ricordato il recente insegnamento della Suprema Corte, secondo la quale il requisito della forma scritta del contratto, posto a pena di nullità (azionabile dal solo cliente) dall’art. 23 del d.lgs. n. 58 del 1998, per i contratti di intermediazione finanziaria, e dall’art. 117 TUB, per i contratti bancari, va inteso non in senso strutturale, ma funzionale, avuto riguardo alla finalità di protezione del cliente assunta dalla norma, sicché “tale requisito deve ritenersi rispettato ove il contratto sia redatto per iscritto e ne sia consegnata una copia al cliente, ed è sufficiente che vi sia la sottoscrizione di quest’ultimo” e non anche quella dell’intermediario/banca, il cui consenso ben può desumersi alla stregua di comportamenti concludenti dallo stesso tenuti.

La sentenza in esame si è quindi soffermata sul tema della capitalizzazione degli interessi, in merito alla quale, considerato che si trattava di rapporti di conto corrente sorti in epoca posteriore alla delibera CICR e dalla delibera attuativa del CICR 9.2.2000, ha sottolineato che “tale norma ha sancito la legittimità della capitalizzazione degli interessi nell’ambito dei rapporti bancari alla sola condizione che la periodicità della capitalizzazione sia reciproca e, nel caso di specie, tale pariteticità risulta rispettata”.

Quanto invece alla commissione di massimo scoperto deve ritenersi che la stessa sia stata legittimamente pattuita, contrariamente a quanto affermato dal CTU nella relazione in atti. Com’è noto infatti di norma la commissione di massimo scoperto rappresenta un costo ulteriore per il correntista che trova fondamento nella disponibilità del credito oggetto del fido (…)” e che “risultando espressamente pattuito il limite dell’affidamento (Euro 50.000) così come indicato nel contratto di apertura di credito prodotto dalla banca, la cms risulta essere sufficientemente determinata poiché viene indicata la percentuale, la periodicità e la base di calcolo ed i relativi importi addebitati dalla banca a tale titolo, non devono essere decurtati dal saldo finale”.

Da ultimo, è stato giustamente ribadito il principio, pure insegnato dalla giurisprudenza di legittimità, che in caso di pretesa usurarietà dei tassi praticati, deve escludersi che possa aver rilievo il fatto che durante il corso del rapporto il tasso degli interessi inizialmente contenuto entro i limiti del tasso soglia si sia trovato ad essere superiore ad esso a causa dell’abbassamento del tasso medio rilevato per quel periodo; occorre invece aver riguardo solo al rapporto tra tasso convenuto e tasso soglia fissato al momento della stipulazione (Cass. SU n. 24675/2017)” e per l’effetto “nel caso di specie deve senza dubbio tenersi conto dell’accertamento della presunta usurarietà degli interessi operato dal CTU in applicazione della formula matematica contenuta nelle Istruzioni della Banca d’Italia vigenti e, dunque, escludersi il superamento del tasso soglia degli interessi pattuiti”.

In conclusione, una decisione a tutto campo che ha ribadito importanti principi che vanno consolidandosi nell’ambito del più tipico contenzioso bancario.

Trib. Napoli, Sez. II, 15 luglio 2020, n. 5031

Antonio Ferraguto – a.ferraguto@lascalaw.com

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