L’informativa nel contratto

Confermati i criteri di valutazione del corretto operato dell’intermediario finanziario

Dando continuità ai propri precedenti, la Corte di Legittimità conferma che “la adeguatezza della informazione fornita dall’intermediario ex art.28 comma 2 Reg. Consob in relazione alle singole operazioni di investimento va valutata non in astratto ma in concreto, considerando da un lato le caratteristiche personali e la situazione finanziaria del cliente e dall’altro le caratteristiche dell’investimento (cfr. Cass. n. 17340/08, n. 22147/10)”.

La pronuncia in esame (Cass. Civ., Sez. I, 23-12-2016, n. 26958) focalizza la propria attenzione sulle valutazioni che i Giudici di merito devono compiere nei giudizi risarcitori intrapresi da parte di investitori che, tra l’altro, lamentino perdite patrimoniali ed asseriti inadempimenti della Banca.

Un nucleo familiare (per il tramite di un promotore finanziario) sottoscriveva alcune quote di fondi di investimento e, in seguito al disinvestimento dei titoli, lamentava perdite patrimoniali. Nei gradi di merito si è assistito al rigetto integrale delle domande proposte dagli investitori, confermata anche in sede di Legittimità.

Uno degli aspetti valorizzati da parte della Suprema Corte è la mancanza di una allegazione specifica da parte degli investitori, sia in merito al loro personale profilo soggettivo, sia all’esame specifico delle caratteristiche dei fondi negoziati.

Il Collegio ha infatti affermato che: “gli odierni ricorrenti non hanno allegato gli elementi, relativi alla condizione personale di ciascuno di essi, dei quali l’intermediario avrebbe dovuto tener conto per ritenere, rispetto a tale condizione, inadeguate le operazioni di investimento. Del cui oggetto (le quote di fondi di investimento), oltre tutto, neppure risultano essere state allegate in sede di merito -né specificate in ricorso- le caratteristiche, limitandosi sul punto il ricorso ad evidenziare le perdite registrate in sede di disinvestimento”.

Da ultimo, la Corte si sofferma sulla questione sollevata da parte degli investitori in merito alla nullità per offerta fuori sede degli strumenti finanziari, sotto il profilo dell’erronea indicazione della data consentita per lo ius poenitendi nonché con riguardo alla invalidità della sottoscrizione della dichiarazione.

Ambedue le questioni sono rigettate dalla Corte poichè (i) la correzione a penna della data indicata per la facoltà di recesso non era stato dimostrato che fosse una modifica apportata unilateralmente da parte del promotore finanziario, mentre (ii) “la sottoscrizione è stata apposta dai ricorrenti in calce ad un documento unico (ancorchè formato da due pagine) ed esprima quindi inequivocabilmente la volontà di accettare integralmente il regolamento contrattuale ivi contenuto”.

Cass., Sez. I, 23 dicembre 2016, n. 26958 (leggi la sentenza)

Carlo Giambalvo Zilli c.zilli@lascalaw.com

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