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Conferimento in natura nullo? In caso di default decide il Tribunale fallimentare

Il Tribunale di Civitavecchia, con una recente pronuncia, affronta, sotto diversi profili, il tema delle azioni restitutorie proponibili nei confronti della società fallita.

Nel caso di specie, un Comune aveva conferito in una società, partecipata interamente dallo stesso Comune, un terreno gravato da uso civico. Con l’intervenuto fallimento della società, il Comune presentava domanda di restituzione del predetto bene immobile, sul presupposto che l’atto di conferimento fosse nullo e il bene inalienabile. La domanda di restituzione, in un primo momento, veniva rigettata, sulla base della circostanza che l’accertamento della nullità dell’atto di conferimento e delle conseguenze sul piano dei rapporti societari presupponesse un giudizio a cognizione piena.

Dovendo decidere sull’opposizione proposta dal Comune ai sensi dell’art. 98 della l. fall., il Tribunale afferma sostanzialmente due principi, che sono alla base del decreto in commento: a) la domanda, svolta dal socio della società fallita nei confronti del fallimento e diretta a ottenere l’accertamento della nullità di un conferimento in natura effettuato dal socio quando la società era in bonis e la restituzione dell’immobile oggetto del conferimento, costituisce azione derivante dal fallimento, perché incidente sul patrimonio della fallita; b) l’accertamento della nullità di un conferimento sociale, effettuato in sede di aumento di capitale, non implica l’impugnazione della delibera assembleare di aumento di capitale e il rispetto dei relativi termini di legge, essendo proponibile in via autonoma, attesa la natura negoziale dell’atto di conferimento.

Con il decreto in commento si afferma, in primo luogo, la centralità della competenza del Tribunale fallimentare per tutte le azioni ad esso collegate, come previsto dall’art. 24 della l. fall..

Del resto, secondo quanto già chiarito dalla Corte di Cassazione “la competenza funzionale inderogabile del tribunale fallimentare, prevista dall’art. 24 della l. fall. e dall’art. 13 del d.lgs. n. 270 del 1999, suo omologo nell’amministrazione straordinaria, opera con riferimento non solo alle controversie che traggono origine e fondamento dalla dichiarazione dello stato d’insolvenza ma anche a quelle destinate ad incidere sulla procedura concorsuale in quanto l’accertamento del credito verso il fallito costituisca premessa di una pretesa nei confronti della massa” (cfr. Cass., 18 giugno 2018 n. 15982).

Come correttamente osservato dal Tribunale di Civitavecchia, a conferma della forza attrattiva della competenza funzionale del Tribunale fallimentare depone lo stesso art. 93 della l. fall., il quale impone la proposizione delle azioni di natura restitutoria mediante ricorso, avente la stessa forma della domanda di ammissione al passivo di un credito. Infatti, ai sensi della norma appena richiamata, la domanda di ammissione al passivo di un credito, di restituzione o rivendicazione di beni mobili e immobili, si propone con ricorso, almeno trenta giorni prima dell’udienza fissata per l’esame dello stato passivo.

Passando al secondo profilo affrontato dal decreto in commento, il Tribunale di Civitavecchia ritiene di accogliere la tesi (nel caso di specie avanzata dal Comune) della natura negoziale dell’atto di conferimento, inteso come atto di manifestazione di volontà del socio, necessario per la stipula di un contratto consensuale tra lo stesso e la società.

Tale qualificazione giuridica ha come conseguenza la possibilità di far valere l’eventuale nullità del contratto con un’azione ordinaria e al di fuori degli stretti limiti che caratterizzano le impugnazioni delle delibere assembleari (cfr. artt. 2379 e 2379-ter c.c.).

Da tale punto di vista, il Tribunale aderisce all’orientamento più volte espresso dalla Corte di Cassazione, per il quale “i nuovi conferimenti, che possono essere effettuati dai vecchi, come – secondo i casi – da nuovi soci trovano la loro collocazione all’interno di un’operazione che richiede il concorso della volontà della società, manifestata attraverso la delibera di emissione delle nuove azioni o quote, e dei conferenti espressa con la sottoscrizione delle azioni o quote; un’operazione che si configura come “contratto consensuale”, il quale si perfeziona per effetto del consenso legittimamente manifestato dalle parti” (cfr. Cass., 17 luglio 2013 n. 17467).

Tribunale di Civitavecchia, 19 novembre 2018

Riccardo Cammarata – r.cammarata@lascalaw.com

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