Diritto Processuale Civile

Condizioni di ammissibilità del cd. frazionamento del credito

Cass., III Sezione Civile, 19 marzo 2015, n. 5491 (leggi la sentenza)

La Suprema Corte di Cassazione ha avuto modo di pronunciarsi in merito ai limiti di ammissibilità del cd. frazionamento del credito.

All’uopo, in rigetto al ricorso avverso la sentenza emessa dal giudice di merito, ha dichiarato l’ammissibilità delle domande giudiziali, proposte dal medesimo soggetto – ancorché avanzate nei confronti delle medesima parte, ed in forza di fattispecie causative sostanzialmente identiche – qualora  dette domande facciano capo a  distinti rapporti contrattuali.

In particolare, la Corte è stata chiamata a decidere sull’ ammissibilità di svariate azioni – relative a sanzioni derivanti dal mancato pagamento di ticket di parcheggio – promosse da una società di gestione dei parcheggi contro la società di autonoleggio proprietaria delle autovetture, soggette alle predette sanzioni.

In merito, la Corte ha affermato che ogni singolo parcheggio concreta la stipulazione di un autonomo contratto, e conseguentemente devono ritenersi ammissibili le relative domande giudiziali.

Ciò chiarito, approfondendo la questione di diritto,  e richiamando una precedente pronuncia. (Cfr. Cass. Civile n. 15476/2008) , ha –  al contrario – affermato l’inammissibilità di quelle domande aventi ad oggetto una frazione di un unico credito.

La sanzione dell’ inammissibilità delle domande “frazionate”  presuppone, quindi, pur sempre che la scissione delle posizioni processuali si correli ad un rapporto sostanziale unitario.

Solo in tali ipotesi, la scissione strumentale (per fini procedurali) del contenuto dell’obbligazione si pone in contrasto sia con il principio di buona fede, che deve improntare il rapporto obbligatorio anche nella fase dell’azione giudiziale, sia con il principio del giusto processo.

Tuttavia, non va sottaciuto che – in virtù di un ulteriore filone giurisprudenziale – la declaratoria di inammissibilità non parrebbe attagliarsi neanche alle predette ipotesi, atteso che il fenomeno della fittizia proliferazione delle cause autonomamente introdotte dovrebbe trovare il naturale rimedio negli istituti della riunione e della liquidazione delle spese di lite  in forza del brocardo “come se il procedimento fosse stato unico fin dall’origine.”

2 aprile 2015

Francesco Di Martino – f.dimartino@lascalaw.com

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