Contratti Bancari

Condanna per lite temeraria del fideiussore che invoca l’applicazione dell’art. 1956 c.c.

Trib. Lucca, 23 ottobre 2015, n. 1801

Segnaliamo ai lettori di Iusletter la sentenza n. 1801/2015, resa dal Tribunale di Lucca in data 23 ottobre 2015, a definizione di un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, nel quale lo studio ha assistito un istituto di credito, a seguito dell’ottenimento di un provvedimento monitorio nei confronti di una società e dei suoi fideiussori.

Un garante aveva opposto il titolo, contestando la violazione da parte della banca dell’art. 1956 c.c., nonché del principio di buona fede e correttezza contrattuale, per aver erogato un mutuo fondiario alla società garantita, in costanza di una situazione di difficoltà economica, senza la sua speciale autorizzazione. Di talché, il fideiussore eccepiva la liberazione a mente dell’art. 1956 c.c..

Inoltre, l’opponente eccepiva l’invalidità della fideiussione omnibus, rilasciata qualche giorno prima rispetto alla stipulazione del mutuo, contestando l’assoluta imprevedibilità di tale concessione di credito all’atto della sottoscrizione della garanzia.

L’istituto di credito ritualmente si costituiva in giudizio rilevando l’infondatezza dell’opposizione e sostenendone la strumentalità, nonché eccependo l’abuso del diritto di difesa, in quanto il fideiussore era legale rappresentante e socio della società debitrice principale, alla quale era stato concesso il mutuo. Per tale ragione, la banca chiedeva anche la condanna di parte opponente ex art. 96 c.p.c. per lite temeraria.

Il Tribunale di Lucca, accogliendo le difese del creditore, ha rigettato l’opposizione, affermandone la palese infondatezza.

Il Giudice, dopo aver evidenziato la qualità di legale rappresentante della debitrice principale del fideiussore (qualità, questa, che giurisprudenza ormai consolidata afferma essere incompatibile con la liberazione ex art. 1956 c.c.), ha affermato che: “Sostenere che egli, nella diversa qualità di fideiussore, non fosse a conoscenza a) della situazione debitoria della debitrice principale, b) che la banca avesse fatto credito a quest’ultima, oppure che l’operazione di finanziamento fosse del tutto imprevedibile per lui, comporta, all’evidenza, l’affermazione di fatti falsi, non rispondenti al reale accadimento dei rapporti con la convenuta, con chiara violazione degli artt. 88 e 96 c.p.c.”.

Per l’effetto, il Magistrato, ai sensi dell’art. 96, ultimo comma c.p.c., ha condannato parte opponente al pagamento in favore della banca di una somma equitativamente liquidata nella metà dell’importo riconosciuto a titolo di spese legali e, precisamente, nella misura di € 10.000,00.

19 novembre 2015

Eva Messaggio – e.messaggio@lascalaw.com

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Il Tribunale di Torino, nella pronuncia in commento, ha affrontato un tema recentemente posto all’...

Contratti Bancari

Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

L’asserita violazione dei dettami di trasparenza riconnessi ad una presunta distorsione dell’Ind...

Contratti Bancari

Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

“Ai fini della segnalazione a sofferenza la nozione di insolvenza che si ricava dalle Istruzioni e...

Contratti Bancari

X