Processo incardinato, nessuno sconto sulle spese legali

Condanna alle spese? Occhio alle sorprese

In tema di governo delle spese di lite, da sempre, la questione maggiormente dibattuta è quella attinente la compensazione delle spese e i margini discrezionali attribuiti al giudice di merito.

A partire dalla sua formulazione originaria l’art. 92 c.p.c. ha subito numerose modifiche in particolar modo negli ultimi anni. In epoca più risalente il secondo Comma del citato articolo aveva infatti un’impostazione molto meno tassativa, che spesso lasciava spazio ad un eccessivo potere discrezionale dei giudici. Conseguenza inevitabile è stata quella di una frammentazione delle decisioni giurisprudenziali in tema di spese, che ha reso più volte necessario l’intervento nomofilattico della Suprema Corte prima, l’intervento del Legislatore poi.

La prima modifica di rilievo è stata introdotto nel giugno 2009, con legge n. 69, quando, al generico concetto di “giusti motivi” previsti nella precedente formulazione per la compensazione delle spese, è stato introdotto in sostituzione il concetto di “gravi ed eccezionali ragioni“, dal significato nettamente più restrittivo, tale da qualificare la compensazione come evento eccezionale. Il regime così delineato, lasciava tuttavia ancora eccessivi margini di discrezionalità del giudice, ponendo come unico limite una solida e chiara motivazione delle decisione in tema di spese.

Il successivo D.L. 12 settembre 2014, n. 132, è stato certamente più incisivo sul tema.
La citata norma, ha vincolato la discrezionalità dei tribunali di dichiarare compensate le spese di lite solo in quei casi riconducibili ad una delle 3 macro-aree delineate dalla norma stessa e cioè: soccombenza reciproca, assoluta novità della questione trattata, mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti.

Tale ultima formulazione ha tuttavia dovuto confrontarsi con il severo giudizio della Corte Costituzionale che, con sentenza n. 77/2018 ha bocciato la norma nella parte in cui non prevedeva che il giudice potesse compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero, anche qualora sussistano altre analoghe, gravi ed eccezionali ragioni sopravvenute;

Ebbene la sentenza della Consulta sembra voler mitigare il regime di tassatività assunto dalla norma, restituendo nuovi spazi di discrezionalità al giudice di merito, aprendo alla possibilità di compensazione delle spese anche nei casi “«di sopravvenienza relative a questioni dirimenti» e di assoluta incertezza, che presentano la stessa, o maggiore, gravità ed eccezionalità delle ipotesi tipiche espressamente previste dall’art. 92 c.p.c., comma 2”.

La Suprema Corte di Cassazione, con un’ordinanza depositata lo scorso 18 febbraio, ha fatto propri i principi delineati dalla Corte Costituzionale.

Infatti, nel ricostruire tutti i passaggi che hanno condotto alla formulazione odierna della norma, ha definitivamente chiarito che “ai sensi dell’art. 92 c.p.c., alla luce delle modifiche apportate dal d.l. n. 132/2014 e della sentenza n. 77/2018 della Corte Costituzionale, la compensazione delle spese di lite può essere disposta (oltre che nel caso della soccombenza reciproca), soltanto nelle ipotesi di assoluta novità della questione trattata, di mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti o nelle ipotesi di sopravvenienze relative a questioni dirimenti e in quelle di assoluta incertezza, che presentino la stessa o maggiore gravità ed eccezionalità delle ipotesi tipiche espressamente previste dall’art. 92, comma 2, c.p.c.”.

La speranza è che l’effetto di questa pronuncia non sia quello di un drastico ritorno al passato, ovverosia ad un’eccessiva frammentazione delle decisioni giurisprudenziali, e quindi ad una scarsa prevedibilità delle decisioni in tema di spese, a discapito della certezza del diritto.

Cass., Sez. VI – 2 Civ., 18 febbraio 2019, ordinanza n. 4696

Andrea Romaldoa.romaldo@lascalaw.com

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