Diritto Processuale Civile

Condanna alle spese: il Giudice può decidere d’ufficio sulle spese in tutti i riti

Cass., sez. VI Civile 11 febbraio 2015, n. 2719 (leggi la sentenza)

Si sottopone all’attenzione dei lettori di Iusletter la recente sentenza della Suprema Corte, in tema di condanna alle spese di lite.

Nella fattispecie sottoposta al vaglio della Cassazione, un condomino, in primo grado,  proponeva ricorso affinché fosse nominato, nell’inerzia dell’assemblea, l’amministratore di condominio.

Il Tribunale però rigettava l’istanza, in quanto il ricorrente non aveva provato l’impossibilità di formare una maggioranza condominiale che consentisse la nomina dell’amministratore.

Impugnata la sentenza, la Corte d’appello di Milano dichiarava non luogo a provvedere sul reclamo proposto e condannava il reclamante al pagamento delle spese processuali.

Avverso tale decisione il soccombente proponeva ricorso per Cassazione.

Gli ermellini rigettano il ricorso muovendo, essenzialmente, dal presupposto che l’art. 91 c.p.c. (secondo il quale il giudice con la sentenza che chiude il processo dispone la condanna alle spese giudiziali) trova applicazione rispetto a qualsiasi provvedimento, indipendentemente dalla natura e dal rito del medesimo e pertanto anche rispetto a quelli di natura camerale e non contenziosa (cfr. Cass. 26/6/2006 n. 14742; Cass. 18/7/2008 n. 19979).

Difatti, motiva la Corte, “ l’art. 91 c.p.c., si riferisce ad ogni processo, senza distinzioni di natura e di rito ed il termine sentenza è, all’evidenza, ivi usato nel senso di provvedimento che, nel risolvere contrapposte posizioni, chiude il procedimento stesso innanzi al Giudice che lo emette: quindi, anche se tale provvedimento sia emesso nella forma dell’ ordinanza o del decreto (cfr. Cass. 12/4/2001 n. 5469)”.

La decisione della Corte di Appello, prosegue la Cassazione è “conforme alla giurisprudenza di questa Corte secondo la quale la condanna al pagamento delle spese del giudizio, in quanto consequenziale ed accessoria, può essere legittimamente emessa dal giudice a carico del soccombente anche d’ufficio in mancanza di una esplicita richiesta dalla parte che risulti vittoriosa (cfr. Cass. S.U. 10/10/1997 n. 9859), sempreché la stessa non abbia manifestato espressa volontà contraria (il che esclude la possibilità di ravvisare la dedotta violazione dell’art. 112 c.p.c.) e financo quando il giudice debba dichiarare cessata la materia del contendere, dovendosi in tal caso delibare il fondamento della domanda per decidere sulle spese, secondo il principio della soccombenza virtuale (Cass. 29/9/2006, n. 21244).”

19 febbraio 2015

Paola Maccarrone – p.maccarrone@lascalaw.com

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