Responsabilità Civile

Concorso colposo del trasportato danneggiato nella determinazione del danno

Trib. Reggio Emilia, 20 gennaio 2011, n. 737 (leggi la sentenza per esteso)

Il caso: Tizio, guidando in stato di ebbrezza alcolica, perde improvvisamente il controllo dell’autovettura  uscendo fuori strada. Caio, terzo trasportato a bordo della vettura condotta da Tizio, subisce  gravi lesioni a causa del sinistro.

Il Tribunale di Reggio Emilia, chiamato a decidere sul risarcimento dei danni lamentati da Caio, ha accertato che subito dopo l’incidente Tizio aveva mostrato evidenti sintomi di ebbrezza quali l’alitosi alcolica, il precario equilibrio e la difficoltà verbale. Dal predetto accertamento il Tribunale ha dedotto che i sintomi dell’ebbrezza dovevano essere stati ancora più evidenti quando il conducente si era messo alla guida del veicolo, dopo aver trascorso la serata in un locale in compagnia di Caio.

L’ubriachezza e la conseguente inabilità alla guida di Tizio erano state percepite sicuramente da Caio prima di salire a bordo dell’autovettura.

Pertanto, per il Tribunale di Reggio Emilia non possono esserci dubbi sulla circostanza che Caio si fosse “spontaneamente messo in una condizione di pericolo avendo avuto piena contezza dello stato di ebbrezza alcolica del conducente, ed avendo per conseguenza accettato il rischio di conseguenti eventi dannosi, senza che possa assumere rilievo specifico la circostanza che il medesimo non avesse al momento a disposizione un mezzo proprio, atteso che ciò non esclude la specifica consapevolezza del pericolo e la sua volontaria accettazione” e quindi, la condotta del trasportato configura certamente una cooperazione colposa ex art. 1227, primo comma c.c..

La sentenza del Tribunale emiliano si pone in contrasto con l’orientamento prevalente della Cassazione che esclude la configurabilità del concorso colposo del danneggiato nel caso di mera accettazione del trasporto su un’autovettura condotta da un ubriaco. Secondo la Suprema Corte, infatti, la descritta condotta non consiste in un “agire” e, quindi, tra il comportamento del danneggiato e l’evento non si può ravvisare “un rapporto di causalità, non potendo la sua condotta assurgere a cooperazione attiva incidente nella determinazione dell’evento”  (Cass. sez. III, sent. n. 27010/2005).

Al contrario, secondo l’orientamento dottrinale seguito dal Tribunale di Reggio Emilia, la condotta del trasportato salito a bordo dell’autovettura con la consapevolezza delle ridotte capacità di guida del conducente in stato di ebbrezza, costituisce quantomeno una concausa dell’evento dannoso i cui effetti non possono rimanere a carico del solo danneggiante.

Il Tribunale, pertanto, valutate tutte le circostanze del caso concreto e l’effettiva gravità della colpa di Caio, ha ridotto il risarcimento dovuto al danneggiato nella misura del 20%.

(Maria Valeria De Leo – v.deleo@lascalaw.com)

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