Concorrenza e libertà negoziale: No alla nullità derivata nella fideiussione omnibus

Concorrenza e libertà negoziale: No alla nullità derivata nella fideiussione omnibus

“[In tema di fideiussione omnibus violazione della normativa antitrust ] la disamina dell’effettiva caducabilità degli accordi discendenti da intese deve essere delibata nella sede giurisdizionale a ciò preposta ex art. 33 co.2 della citata legge, pare più corretto assumere che i contratti scaturiti in dipendenza di tale accordi mantengono la loro validità nonostante la declaratoria eventuale di nullità dell’intesa, in violazione della disciplina antitrust e possono dar luogo solo ad azioni di risarcimento del danno nei confronti delle banche, il cui importo può semmai essere posto in compensazione con quanto dovuto dalle garanti”.

“Occorre che colui che invoca l’illegittimità delle intese bancarie e dei conseguenti contratti che le recepiscono sia portatore di uno specifico pregiudizio conseguente alla diminuzione od esclusione del carattere competitivo del mercato. Ed occorre comunque allegare lo specifico pregiudizio subito dalle garanti (Cass. 3640/2009), pregiudizio neppure dedotto specificatamente nel presente procedimento”.

In ragione dei suddetti principi, il Tribunale di Bergamo, a scioglimento di riserva, ha concesso la provvisoria esecutorietà di un decreto ingiuntivo opposto dai fideiussori, emesso in favore di una Banca cliente dello studio.

La suddetta pronuncia si annovera nell’ambito di numerosi altri provvedimenti di merito, in tema di onere probatorio gravante sul garante, che si pongono il linea di continuità con la nota pronuncia resa dalla Corte di Cassazione n. 30818 del 28 novembre 2018, già commentata in questa rivista a cui si rinvia per prontezza di riferimento (“Fideiussione e normativa antitrust“).

Oltre al profilo relativo all’onere probatorio, il provvedimento ha il pregio di soffermarsi sul merito della questione della nullità delle singole fideiussioni sottoscritte ed assume che non possa in ogni caso farsi luogo all’applicazione della c.d. nullità derivata, in ragione della quale l’eventuale declaratoria di nullità dell’intesa anti concorrenziale a monte comporterebbe il venire meno della validità dei contratti a valle, stipulati fra l’impresa che ha preso parte all’intesa anti concorrenziale ed il singolo cliente.

In altri termini, eventuali domande di nullità dell’intesa a monte devono trovare necessariamente una loro collocazione giurisdizionale nell’alveo di quanto disposto dall’art. 33 comma 2 della legge antitrust.

Dunque, l’eventuale declaratoria di nullità dell’intesa non importa automaticamente l’invalidità dei negozi giuridici a valle stipulati in esecuzione della citata intesa, residuando eventualmente in capo al singolo contraente la sola facoltà di levare domanda di natura risarcitoria nei confronti dell’impresa, dando prova adeguata, positiva e specifica del pregiudizio subito (ex plurimis, Cass. Civ., a SS. UU.,  2207/2005; Cass. Civ. 3640/2009).

In assenza di tali presupposti, richieste di declaratoria di nullità di contratti di fideiussione omnibus a valle, del tutto generiche, non possono trovare accoglimento.

Sulla base di quanto dimesso, il Tribunale di Bergamo ha concesso ha dichiaro provvisoriamente  esecutivo il decreto opposto rinviando le parti per la prosecuzione della causa.

Tribunale di Bergamo, ordinanza 25 giugno 2019, n. 288 

Roberta Bramanti – r.bramanti@lascalaw.com

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