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Concordato preventivo e termine per l’esercizio del voto

Il termine per l’esercizio del diritto di voto da parte del creditore nell’ambito del concordato non ha natura processuale e ad esso non si applica l’art. 155 c.p.c.

Il Tribunale di Catania, con una recente sentenza in tema di concordato, si è espresso sulla natura del termine di venti giorni, concesso ai creditori dall’art. 178 comma 4 L.F., per l’esercizio del diritto di voto successivamente all’adunanza.

Nel caso di specie, un creditore trasmetteva, tramite indirizzo di posta elettronica certificata, la propria espressione di voto nel ventunesimo giorno successivo all’adunanza dei creditori non rispettando il termine di venti giorni previsto dall’art. 178 comma 4 L.F. A seguito di contestazione circa la validità del voto, lo stesso creditore adduceva che, poiché il ventesimo giorno era una domenica, in applicazione dell’art. 155 comma 4 c.p.c., la scadenza per rendere il voto era da ritenersi prorogata al lunedì successivo. Pertanto il voto reso era da ritenersi valido.

La norma richiamata dal creditore, disciplinando il computo dei termini, prevede infatti al comma 4 che “se il giorno di scadenza è festivo, la scadenza è prorogata di diritto al primo giorno seguente non festivo”.

Il Tribunale tuttavia ha dichiarato che “l’art. 155 c.p.c. pacificamente si applica ai soli termini processuali e il termine per l’espressione del voto da parte del creditore nell’ambito del concordato non è qualificabile come tale”.

Alla luce di ciò la disposizione dell’art. 155 c.p.c. non si applica al termine indicato dall’art. 178 comma 4 L.F. e il voto dei creditori è valido solo se espresso entro il ventesimo giorno successivo all’adunanza anche se festivo.

Tribunale Catania, 22 aprile 2016

Giulia Camillig.camilli@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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