Ipoteca: tutto è immobile finché l’immobile rimane…immobile

Concordato preventivo con riserva: alcune precisazioni sugli obblighi informativi periodici

Il Tribunale di Mantova, con la decisione del 13 agosto 2020, ha statuito che il solo ritardo nel deposito della relazione di cui all’art. 161 comma 8 della legge fallimentare, in difetto di un concreto pregiudizio agli interessi dei creditori, non è sufficiente a determinare l’inammissibilità della proposta ai sensi dell’art. 162 comma 2 della legge fallimentare.

La decisione in commento riguarda la fattispecie del concordato con riserva o c.d. concordato in bianco.

Secondo l’art. 161 comma 6 della legge fallimentare «l’imprenditore può depositare il ricorso contenente la domanda di concordato unitamente ai bilanci relativi agli ultimi tre esercizi e all’elenco nominativo dei creditori con l’indicazione dei rispettivi crediti, riservandosi di presentare la proposta, il piano e la documentazione di cui ai commi secondo e terzo entro un termine fissato dal giudice, compreso fra sessanta e centoventi giorni e prorogabile, in presenza di giustificati motivi, di non oltre sessanta giorni».

Il successivo comma 8 stabilisce che «con il decreto che fissa il termine di cui al sesto comma, primo periodo, il tribunale deve disporre gli obblighi informativi periodici, anche relativi alla gestione finanziaria dell’impresa e all’attività compiuta ai fini della predisposizione della proposta e del piano, che il debitore deve assolvere, con periodicità almeno mensile e sotto la vigilanza del commissario giudiziale se nominato, sino alla scadenza del termine fissato. Il debitore, con periodicità mensile, deposita una situazione finanziaria dell’impresa che, entro il giorno successivo, è pubblicata nel registro delle imprese a cura del cancelliere. In caso di violazione di tali obblighi, si applica l’articolo 162, commi secondo e terzo. Quando risulta che l’attività compiuta dal debitore è manifestamente inidonea alla predisposizione della proposta e del piano, il tribunale, anche d’ufficio, sentito il debitore e il commissario giudiziale se nominato, abbrevia il termine fissato con il decreto di cui al sesto comma, primo periodo. Il tribunale può in ogni momento sentire i creditori».

La norma appena menzionata prevede gli obblighi informativi periodici. Tali obblighi informativi riguardano, da un lato, l’attività svolta dall’impresa debitrice nel periodo ai fini della predisposizione della proposta e del piano, dall’altro, la situazione finanziaria dell’impresa. Il fondamento giuridico degli obblighi informativi risponde quindi alla necessità di consentire un costante monitoraggio della situazione economica e finanziaria dell’impresa, allo scopo di evitare un utilizzo fraudolento del concordato preventivo da parte della stessa e di avere un continuo aggiornamento dell’evoluzione aziendale.

La giurisprudenza, dunque, ammette il ritardo nel deposito della relazione, qualora si possa escludere che siano stati compiuti atti in frode o comunque dannosi per gli interessi dei creditori. Qualora, invece, venga accertata la violazione intenzionale degli obblighi informativi (si pensi, ad esempio, ad eventuali condotte dissipative o distrattive di componenti attive), il Tribunale, sentito il debitore in camera di consiglio, dichiara l’inammissibilità della proposta di concordato.

Trib. Mantova, 13 agosto 2020

Riccardo Cammarata – r.cammarata@lascalaw.com

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