Accertamento dell’insolvenza: fatti diversi…sentenza diversa!

Concordato preventivo: proroga del termine solo se provata la sua utilità

Il Tribunale di Catania, chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di una società di concessione di una seconda proroga per il deposito del piano concordatario ai sensi dell’art. 9, comma 4, del Decreto Liquidità, ha rilevato che spetta ai giudici valutarne caso per caso la concessione.

La disciplina richiamata dalla ricorrente a sostegno della propria richiesta prevede che «il debitore che ha ottenuto la concessione del termine» ex art. 161, 6° co., L.F., che sia già stato prorogato dal Tribunale, può, prima della scadenza, presentare istanza per la concessione di una ulteriore proroga sino a novanta giorni, anche nei casi in cui è stato depositato ricorso per la dichiarazione di fallimento».

Ciò in presenza di «fatti sopravvenuti per effetto dell’emergenza epidemiologica COVID-19» che rendano necessario posticipare il suddetto termine.

Ed invero, secondo i giudici di prime cure due paiono essere le ipotesi che giustificano la concessione di tale proroga.

In primo luogo, «che a cagione dell’emergenza COVID-19 non sia stato possibile compiere alcuna delle attività originariamente previste volte alla predisposizione della proposta e del piano di talché il termine si rende necessario per il loro compimento», oppure alternativamente «che a cagione del COVID-19 siano mutati gli assunti del piano di talché questo non è più attuabile secondo l’originario proposito e sia quindi necessario adottare una diversa strategia per il risanamento dell’impresa ovvero per la sua liquidazione».

In particolare, il Collegio catanese ha specificato che la valutazione circa la concessione della proroga deve prendere in considerazione la possibilità che, beneficiando dell’ulteriore termine, l’imprenditore in concordato possa superare le circostanze che gli hanno impedito di predisporre il piano nel termine già prorogato.

Inoltre, ha evidenziato ulteriormente il Tribunale che «pur nella consapevolezza della estrema incertezza che caratterizza la presente situazione economica e della impossibilità per gli operatori di effettuare previsioni (quantomeno) nel medio/lungo periodo, la disposizione in commento richiede un (seppur) minimo principio di prova dell’impatto dell’emergenza COVID-19 sugli assunti del piano», anche in considerazione del fatto che, «ove il legislatore avesse ritenuto di assumere che il COVID-19 abbia di per sé impattato su tutti i contesti economici non avrebbe attribuito al Tribunale un vaglio circa la sussistenza dei presupposti per la concessione della proroga».

Ebbene, nella vicenda de qua, la ricorrente aveva chiesto un nuovo termine sottolineando l’esigenza di modificare l’idea originaria del piano e il sopravvenuto disinteresse da parte di un soggetto originariamente interessato all’acquisto.

Tuttavia, i Giudici hanno ritenuto che le motivazioni poste alla base dell’invocata richiesta non contenessero quei requisiti di concretezza e fondatezza tali da giustificarne l’accoglimento, in quanto prive di quegli elementi che consentissero di ritenere superabili le difficoltà iniziali che avevano precluso alla società la possibilità di predisporre il piano nel termine già prorogato.

Luigia Cassotta – l.cassotta@lascalaw.com

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