La rivincita del promissario acquirente

Concordato preventivo: l’accoglimento (o rigetto) del reclamo è impugnabile in Cassazione

Il provvedimento con cui il tribunale accolga (o rigetti) il reclamo proposto contro un decreto emesso dal giudice delegato in tema di vendita dei beni del debitore, nella fase esecutiva di un concordato preventivo per cessione dei beni omologato dal medesimo , è assoggettabile a ricorso per cassazione, a norma dell’art. 111 Cost., comma 7, dovendosi estendere – sulla base di un’interpretazione sistematica dell’ordinamento, imposta dalla necessità di rispettare il principio di uguaglianza – il regime di ricorribilità applicabile, a norma degli artt. 617 e 618 c.p.c., per i provvedimenti del giudice dell’esecuzione non altrimenti impugnabili.

Questo è il principio di diritto sancito dalla Corte di Cassazione con la sentenza in commento.

La questione giuridica trae origine da una decisione del Tribunale di Firenze, il quale rigettava il reclamo presentato da una società che si era resa aggiudicataria di quote sociali e di un’unità immobiliare a seguito di asta pubblica indetta in esecuzione di un concordato preventivo.

La società aggiudicataria aveva proposto reclamo innanzi il Tribunale di Firenze avverso il provvedimento con cui il giudice delegato aveva dichiarato la stessa decaduta dall’aggiudicazione per non aver provveduto al versamento del saldo del prezzo entro il termine previsto dall’ordinanza di vendita.

Il Tribunale, esaminate le doglianze del reclamante, rigettava il reclamo facendo rinvio alla disciplina processual-civilistica, ed osservando che, poiché la vendita aveva avuto ad oggetto non soltanto quote sociali ma anche un’unità immobiliare, rilevava la correttezza del rinvio fatto alla L. Fall., artt. 105, 107 e 108 e artt. 532 c.c. e segg. all’interno dell’ordinanza di vendita, il cui tenore evidenziava che l’asta rimaneva regolata dalla disciplina del c.p.c.

Avverso tale decreto del Tribunale, la società aggiudicataria proponeva ricorso in Cassazione.

La Suprema Corte, dopo aver affermato che il provvedimento con cui il Tribunale accolga (o rigetti) il reclamo proposto contro un decreto emesso dal giudice delegato in tema di vendita dei beni del debitore, nella fase esecutiva di un concordato preventivo, è assoggettabile a ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. comma 7, ha ritenuto comunque inammissibile il ricorso proposto poiché notificato oltre il termine perentorio previsto dalla legge.

La Corte di Cassazione ha infatti ritenuto, come da consolidato orientamento giurisprudenziale che, il termine per proporre ricorso per cassazione, ex art. 111 Cost., avverso i decreti emessi dal Tribunale fallimentare in sede di reclamo contro i provvedimenti del giudice delegato non è soggetto, alla sospensione feriale prevista ex lege.

Poiché il reclamo proposto avverso i provvedimenti del giudice delegato ha funzione sostitutiva delle opposizioni all’esecuzione ed agli atti esecutivi della procedura esecutiva individuale, per i quali la legge pone un’eccezione alla regola della sospensione, il suddetto principio si applica anche in ambito concordatario, con la conseguenza che, nel calcolo dei termini per la notifica di un ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., non si computa la sospensione feriale.

Cass., 19 settembre 2020, n. 3023

Marianna Ambrogio – m.ambrogio@lascalaw.com

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