Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

Concordato preventivo: il titolo cambiario va restituito

La Corte di Cassazione con ordinanza n. 20624/2021del 19.07.2021 ha emesso il seguente principio di diritto:

il portatore del titolo di credito è tenuto ad offrire al debitore la restituzione della cambiale e a provvedere al conseguente deposito del titolo nella cancelleria del giudice, come prescritto dalla legge cambiaria, art. 66, non solo se eserciti l’azione causale, ma anche quando intenda far valere nei confronti del proprio debitore i diritti derivanti dal rapporto causale nell’ambito di una procedura avente comunque una rilevanza pubblicistica, quale quella (concorsuale) di concordato preventivo“.

La Suprema Corte ha ritenuto che gli oneri previsti a carico del portatore dei titoli cambiari (proposizione dell’azione causale entro i termini di prescrizione delle azioni cambiarie che competono al debitore e conseguente restituzione del titolo impregiudicato) per l’esercizio dell’azione causale di cui all’art. 66, della legge cambiaria rispondano alla duplice esigenza di tutelare il debitore convenuto (condannato a pagare in base all’azione causale) contro il rischio di pagare una seconda volta in forza dell’azione cambiaria, e, al tempo stesso, di consentirgli di ottenere la restituzione del titolo per esercitare le azioni eventualmente spettantigli.

Proprio allo scopo di tutelare il debitore cambiario nei cui confronti sia stata esercitata l’azione causale mediante l’insinuazione allo stato passivo nell’ambito della procedura fallimentare, la Suprema Corte ha enunciato più volte il principio di diritto secondo cui, in sede di domanda di ammissione al passivo fallimentare, anche il portatore di un titolo di credito che eserciti l’azione causale ha l’onere di produrre il titolo in originale ai sensi del R.D. n. 1669 del 1933, art. 66, e del R.D. n. 1736 del 1933, art. 58, essendo la produzione del titolo intesa ad evitare la possibilità di insinuazione da parte di altri creditori in via cambiaria, ovvero ad assicurare al debitore l’esercizio di eventuali azioni cambiarie di regresso (vedi Cass. n. 16109/2019 e Cass. n. 22847/2016).

Secondo la Corte l’esigenza di tutela del debitore cambiario sussiste (negli stessi termini in cui tale necessità è stata affermata nella procedura fallimentare) anche in caso di procedura di concordato preventivo, allorquando il creditore, portatore di titoli cambiari, intenda far valere i diritti derivanti dal rapporto causale.

In tale eventualità, non imporre al portatore del titolo l’onere di offrire la restituzione dei titoli cambiari solo perché, difettando nella procedura di concordato preventivo una fase appositamente deputata all’accertamento giudiziale dei crediti, il creditore non esercita formalmente un’azione causale nei termini di cui alla legge cambiaria, art. 66, vorrebbe dire esporre irragionevolmente il debitore proponente al rischio di dover pagare una seconda volta in forza dell’azione cambiaria, e di non poter esercitare le azioni cambiarie eventualmente spettantigli.

Nel caso di specie, la Banca ricorrente osservava, infatti, che la stessa, nel far valere il proprio credito in sede precisazione del credito nel concordato, non sarebbe stata tenuta alla restituzione dei titoli – adempimento prescritto dalla legge cambiaria, art. 66, – sul rilievo che nella procedura di concordato preventivo manca totalmente un accertamento giudiziale dello stato passivo. In sostanza, l’istituto ricorrente riteneva che non fosse tenuto all’adempimento di cui all’art. 66 legge cambiaria dal momento, che difettando nella procedura di concordato preventivo la fase dell’accertamento giudiziale dello stato passivo, lo stesso, nel precisare il proprio credito al Commissario liquidatore, non aveva esercitato un’azione causale, al cui solo esperimento è legato l’adempimento dell’offerta di restituzione dei titoli cambiari.

Alla luce dei suddetti presupposti, la Corte, ritenendo infondate le osservazioni della Banca, ha ritenuto che debba applicarsi un’interpretazione estensiva della legge cambiaria, art. 66 nel senso che deve imporsi al portatore del titolo l’offerta di restituzione del medesimo ed il conseguente deposito nella cancelleria del giudice, non solo se il creditore eserciti formalmente un’azione causale, ma anche quando ricorra la situazione, del tutto omogenea, in cui lo stesso intenda esercitare i diritti derivanti dal rapporto causale (mediante la richiesta di precisazione del credito al Commissario liquidatore dopo l’omologa del concordato) nell’ambito di una procedura avente comunque una rilevanza pubblicistica, quale quella (concorsuale) di concordato preventivo.

Dunque, sulla base dei summenzionati principi la Suprema Corte ha rigettato il ricorso presentato dalla Banca.

Cass., Sez. I, Ord., 19 luglio 2021, n. 20624

Ilaria Termine – i.termine@lascalaw.com

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