Crisi e procedure concorsuali

Concordato preventivo e voto del fideiussore

Trib. Ariano Arpino, 24 aprile 2013 (leggi la sentenza per esteso)

In materia di concordato preventivo e più precisamente in tema di esercizio del diritto di voto, la dottrina e la giurisprudenza, nel confermare quanto già avveniva in ambito fallimentare, hanno da sempre adottato un discrimine tra i fideiussori dell’imprenditore in concordato che avessero già adempiuto o meno alla propria obbligazione.

Secondo tale orientamento, infatti, i fideiussori non escussi (o escussi solo parzialmente e, quindi, per la parte di credito non escussa), pur avendo il diritto di partecipare all’adunanza dei creditori, non avrebbero diritto al voto dal momento che non assumerebbero la qualifica di creditori o, quantomeno, di creditori “attuali”.

In questo modo, l’eventuale mancata escussione dei fideiussori prima dell’apertura della procedura di concordato preventivo aveva una ripercussione non indifferente sull’esercizio del diritto di voto in quanto sottraeva tali soggetti, che pure soggiacciono alla regola dell’obbligatorietà del concordato omologato di cui all’art. 184 della legge fallimentare, alla partecipazione ad una fase fondamentale della procedura di concordato preventivo.

Con la pronuncia in esame, il Tribunale di Ariano Irpino, chiamato a decidere su tale questione, ha ribaltato tale orientamento con una inversione di rotta significativa in quanto ha ritenuto che il fideiussore sia legittimato, oltre che a partecipare alla adunanza dei creditori, anche all’esercizio del diritto di voto in forza di quanto disposto dall’art. 55 della legge fallimentare, II comma, – così come richiamato dall’art. 169 della legge fallimentare -, che prescrive che “i debiti pecuniari del fallito si considerano scaduti, agli effetti del concorso, alla data di dichiarazione del fallimento”.

Pertanto, poiché alla data del decreto di apertura del concordato, o secondo altro orientamento per effetto della proposta di concordato, viene e a scadere l’obbligazione del debitore nei confronti del creditore garantito, venendo, di conseguenza, a scadenza anche il credito del fideiussore, questi ha interesse ed è legittimato ad esprimere il voto, oltre che a partecipare all’adunanza ex art. 174 legge fallimentare.

Tale interpretazione appare tutelare maggiormente la posizione del fideiussore, il quale, pur essendo obbligato al pagamento dell’intero, si trova soggetto alla rigida regola dell’obbligatorietà del citato art. 184 legge fallimentare, non potendo egli opporre al creditore concordatario la quota di eventuale falcidia concordataria.

Sennonchè non possono non sollevarsi alcune perplessità circa la correttezza della  pronuncia che si segnala atteso che, pur trovando applicazione anche in sede concordataria l’art. 55 l.f., non è dato comprendere in che modo possa considerarsi attuale il credito di regresso del fideiussore che…..non sia ancora stato escusso.

(Alessandra Sangrigoli – a.sangrigoli@spc-srl.com)

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