Crisi e procedure concorsuali

Concordato preventivo: alcuni spunti del Tribunale di Forlì

Tribunale di Forlì, 19 dicembre 2014 (leggi la sentenza)

Il Tribunale di Forlì, pronunciandosi sull’omologazione di un concordato preventivo, ha affrontato alcune questioni in materia concordataria che, essendo relative a tematiche di particolare attualità, si vogliono condividere con i Lettori di Iusletter:

– in primo luogo ha precisato che la disciplina del voto da attribuire ai crediti contestati va tenuta distinta da quella relativa al trattamento riservato agli stessi nell’ambito della proposta concordataria: in conformità a quanto stabilito dall’art. 2424 bis, comma II, c.c. in tema di redazione dello stato patrimoniale,  i crediti contestati vanno inclusi nella relazione sulla situazione patrimoniale dell’impresa ai sensi dell’art. 161, secondo comma, lett. a), l. fall., ma saranno ammessi al voto, in parallelo con quanto avviene in sede di redazione dello stato patrimoniale, solo qualora la loro esistenza possa ritenersi probabile. Il debitore è tenuto infatti a rendere manifesta l’esistenza del credito in contestazione ai creditori, ma ha il diritto di non prevedere alcun pagamento se ritiene che lo stesso non sia dovuto; saranno poi i creditori a valutare, nell’ambito del giudizio di fattibilità economica del piano loro riservato, il rischio che il debitore rimanga invece soccombente e che, di conseguenza, si ampli il novero dei crediti da soddisfare con l’attivo disponibile;

– in secondo luogo, ha ritenuto corretto l’inserimento nello stato passivo di un credito in privilegio ipotecario effettuato dalla società proponente il concordato preventivo, sebbene tale credito fosse stato oggetto di contestazione prima dell’apertura della procedura concorsuale, con l’avvio di un giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo. In merito infatti il Collegio Giudicante ha precisato che l’orientamento della Cassazione in ordine alla non opponibilità al fallimento del decreto ingiuntivo, privo della dichiarazione di esecutorietà apposto in epoca anteriore all’inizio della procedura, trova giustificazione in funzione dell’insinuazione al passivo fallimentare del relativo credito e si fonda sulla non opponibilità alla massa dei creditori di un credito e della relativa iscrizione ipotecaria che non abbia acquisito il crisma del giudicato in epoca antecedente alla dichiarazione di fallimento, ma non si può estendere in ambito concordatario, dove il debitore rimane in bonis e deve di conseguenza rispettare i titoli di prelazione legittimamente acquisiti nei suoi confronti, a prescindere dalla loro definitività alla data dell’avvio della procedura;

– il Tribunale ha inoltre chiarito che, trattandosi nella specie di un concordato c.d. misto, la disciplina applicabile è quella di volta in volta più confacente con la porzione di piano concordatario che viene in esame, adottando così, in ambito concorsuale, la generale disciplina del contratto misto, attesa la natura negoziale del piano concordatario approvato dalla maggioranza dei creditori;

– è stato altresì precisato che l’ufficio di liquidatore giudiziale non può essere assunto dalla persona già in carica come liquidatore della società ovvero che abbia svolto il pregresso ruolo di commissario giudiziale, il quale non può cumulare la funzione gestoria con quella di sorveglianza dell’adempimento del concordato;

28 maggio 2015

Sofia Carnelli – s.carnelli@lascalaw.com

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