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Concordato e nomina del commissario liquidatore: quali autonomie?

La Corte d’Appello di Roma, con decreto del 23/05/2016, ha ribadito come, nell’ambito dell’esecuzione di un concordato con continuità aziendale, non sia presupposto necessario la nomina di un liquidatore[1].

Per comprendere appieno le motivazioni sottese ad una tale determinazione è necessario rammentare che la differenza sostanziale tra il concordato in continuità ed il concordato puro e semplice sta’ nell’oggetto della proposta formulata ai creditori: nella prima tipologia – definita in dottrina anche “con garanzia” –  l’oggetto della proposta è costituita dalla prestazione monetaria che verrà ricavata dalla continuazione dell’attività e dall’eventuale cessione di beni non strumentali all’attività d’impresa; nella seconda, invece,  la proposta economica si basa sugli incassi che presumibilmente dovrebbero ricavarsi dalla cessione dei beni aziendali.

Da ciò consegue che, diversamente da quanto accade nel concordato con cessione di beni, ove il risultato economico per i creditori dipende dall’esito più o meno positivo delle operazioni di liquidazione, in questo tipo di concordato, la percentuale di soddisfacimento dei creditori non può che essere certa e vincolante. Pertanto, con l’omologazione il debitore riacquista la piena disponibilità nella gestione del suo patrimonio: con la chiusura della procedura viene, infatti, meno il principio dello “spossessamento attenuato” – sintetizzato, nelle fasi precedenti, dalla regola dell’art. 167 legge fall. – sicché l’imprenditore può compiere qualsiasi tipo di atto senza necessità di autorizzazione, con l’unico limite di indirizzare l’attività d’impresa alla realizzazione del piano[2].

L’esecuzione del concordato con continuità aziendale, anche quando abbia ad oggetto la liquidazione di alcuni beni non funzionali alla prosecuzione dell’attività di impresa, non presuppone necessariamente la nomina di un liquidatore, in quanto l’attività prosegue in capo agli amministratori e sotto il controllo del commissario giudiziale anche per quanto riguarda la liquidazione. Il commissario giudiziale, ai sensi dell’articolo 185, comma 1, legge fall., sorveglia l’adempimento del concordato preventivo ed è tenuto ad effettuare una valutazione prognostica sul rispetto delle previsioni del piano allo scopo di consentire ai creditori, debitamente informati, di chiedere la risoluzione del concordato anche prima della scadenza del termine previsto per l’adempimento.

Nella pronuncia in commento, la Corte d’Appello di Roma, ha infine affermato che qualora i creditori abbiano approvato una proposta di concordato preventivo con continuità aziendale nella quale si escluda espressamente la nomina del liquidatore, l’intervento “correttivo” del tribunale che, invece, a tale nomina provveda deve ritenersi addirittura illegittimo. In tal modo, infatti, si andrebbe a violare l’autonomia privata connessa alla natura negoziale del concordato, risolvendosi detta nomina in una alterazione della proposta che, gravando sulla liquidazione di costi non previsti, ne renderebbe potenzialmente meno vantaggioso il risultato.

 

[1] Si vedano, tra gli altri, Trib. di Roma, sentenza n. 15301 del 14/04/2016, Trib. di Nola, sentenza n. 11477 del 23/09/2014 e Trib. di Chieti, sentenza n. 9626 del 15/10/2013

[2] cfr.Trib. di Monza, 13/02/2015

Michela Crestani – m.crestani@lascalaw.com

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