Accertamento dell’insolvenza: fatti diversi…sentenza diversa!

Concordato: quando l’impossibilità di esecuzione giustifica la dichiarazione di fallimento

Il Tribunale di Bergamo, richiamando un principio ormai consolidato della Cassazione, ha stabilito che il creditore può chiedere il fallimento dell’imprenditore anche se in concordato omologato, atteso che l’azione esperita dal creditore costituisce legittimo esercizio della propria autonoma iniziativa ai sensi dell’art. 6 l.f., non condizionata dal precetto di cui all’art. 184 l.f. e, dunque, a prescindere dalla risoluzione del concordato preventivo.

Il Tribunale di Bergamo ha stabilito, altresì, che qualora l’insolvenza attenga all’impossibilità di portare ad esecuzione il piano concordatario, analogamente deve ritenersi possibile per l’imprenditore denunciare l’impossibilità di adempiere al piano concordatario e chiedere al Tribunale il proprio inevitabile fallimento, senza onerare i creditori della proposizione della relativa istanza.

Nel caso di specie, una società in concordato preventivo presentava ricorso per la dichiarazione di fallimento.

La società debitrice era stata ammessa al concordato preventivo in data 10.10.2016, proposto nella forma del concordato in continuità aziendale diretta. Il concordato era stato omologato con provvedimento depositato il 13.7.2017 con termine ultimo per l’adempimento delle obbligazioni concordatarie al 30.6.2022.

Tuttavia, il Commissario Giudiziale nelle relazioni del 2019 aveva già dato atto di un consistente calo di fatturato e della sostanziale impossibilità di adempimento del piano per complessiva assoluta inadeguatezza dei flussi finanziari.

Pertanto, il Tribunale di Bergamo, alla luce dei principi sopra esposti, valutato che l’insolvenza non era conseguenza dell’epidemia di COVID-19, esaminata la documentazione allegata e le informazioni acquisite ex art.15 IV co. l.f., rilevato che dagli atti acquisiti nel corso dell’istruttoria era riscontrabile che l’impresa aveva un indebitamento superiore alla soglia di cui all’art.15 ul.co. l.f., considerato il fatto che la società debitrice era una società in accomandita semplice, dichiarava il fallimento della società in concordato e il fallimento dei soci illimitatamente responsabili a mente del disposto dell’art.147 l.f.

Trib. Bergamo, 24 giugno 2020

Ilaria Termine – i.termine@lascalaw.com

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