Crisi e procedure concorsuali

Concordato in bianco: inammissibile la domanda in presenza di pagamenti di crediti anteriori

Qualora l’imprenditore ammesso alla procedura di concordato preventivo “con riserva”, ex art. 161, 6° comma LF, successivamente alla pubblicazione nel registro delle imprese del decreto ex art. 161, 6° comma LF, abbia effettuato dei pagamenti di crediti anteriori, deve essere dichiarato inammissibile il ricorso proposto ai sensi dell’art. 161, 6° comma LF e disposta la trasmissione immediata del relativo decreto di inammissibilità al registro delle imprese per la pubblicazione e cancellazione della precedente trascrizione effettuata ai sensi dell’art. 161, 6° comma LF (Tribunale di Milano, 18 febbraio 2013).

Il Tribunale di Milano, Sezione fallimentare, in composizione collegiale ( dott. Vitiello, dott.ssa Macchi e dott.ssa Mammone) si è pronunciato su una questione di assoluta attualità.

A seguito della presentazione di una domanda di concordato in bianco, la società X, nell’adempiere agli obblighi informativi posti a suo carico dal Tribunale, dava atto di aver provveduto, in data successiva alla pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese, al pagamento di debiti anteriori al deposito del ricorso stesso. Tali pagamenti, secondo quanto dichiarato dal liquidatore della società in udienza, si riferivano a debiti propri e altrui, ed erano stati finalizzati, tra l’altro, alla prosecuzione di alcuni rapporti di fornitura e di lavoro.

Il Collegio milanese ha ritenuto tali pagamenti lesivi del principio della par condicio creditorum con conseguente impossibilità di dare ulteriore corso alla procedura.

Ad avviso del Collegio il divieto di pagamento di crediti anteriori tra l’iscrizione del ricorso e l’omologazione del concordato si desume, innanzitutto, dall’art. 167 l.f. che subordina il compimento di atti di straordinaria amministrazione all’autorizzazione del Giudice Delegato al fine di garantire la destinazione del patrimonio dell’impresa al soddisfacimento di tutti i creditori; dall’art. 168 l.f. che pone il divieto delle azioni esecutive da parte dei creditori dal momento della pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese, apparendo incongruo che ciò che il creditore non può ottenere in via di esecuzione forzata possa conseguire in virtù di spontaneo adempimento; dall’art. 184 che, nel  prevedere che il concordato sia obbligatorio per tutti i creditori anteriori, implica che non possa darsi l’ipotesi di un pagamento di debito concorsuale al di fuori dei casi e dei modi previsti dal sistema (in questo senso, peraltro, viene citata anche la sentenza della Suprema Corte n. 578/2007).

Tale conclusione viene poi confermata dall’art. 182, quinquies, IV comma l.f. che consente al debitore che presenta domanda di ammissione al concordato preventivo con continuità aziendale di effettuare pagamenti di crediti anteriori per prestazioni di beni o servizi, ma solo se autorizzato dal tribunale ed in presenza dell’attestazione di un professionista in possesso dei requisiti di cui all’art. 67, terzo comma, let. d), in ordine al carattere di essenzialità delle prestazioni per la prosecuzione dell’attività e la migliore soddisfazione dei creditori.

Alla luce di tutto quanto sopra, il Tribunale ha dichiarato inammissibile il ricorso.

Si tratta di un provvedimento che appare tutt’altro che isolato: altri Tribunali, infatti, nel valutare l’ammissibilità del ricorso si stanno orientando nel senso di chiedere spiegazioni dettagliate in merito ai pagamenti effettuati dall’impresa.

Terremo informati i nostri Lettori, come di consueto.

(Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com)

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