Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

Concordato e fallimento: la sorte delle ipoteche giudiziali

La Corte di Cassazione si è espressa in tema di applicabilità del disposto di cui all’art. 168, comma 3, ultimo periodo, L. Fall. nel caso in cui la società, dopo aver depositato la domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo, vi abbia successivamente rinunciato e, alla suddetta rinuncia, sia seguita la dichiarazione di fallimento della stessa.

La sentenza in esame trae origine dal rigetto da parte del Tribunale di Cuneo del ricorso in opposizione ex art. 98 L. Fall. depositato da una Banca creditrice della fallita, la quale ha chiesto il riconoscimento del privilegio ipotecario con riferimento al credito già ammesso allo stato passivo del Fallimento e garantito da ipoteca giudiziale.

A fondamento del rigetto dell’impugnativa, il Tribunale ha rilevato che “ai fini dell’applicazione della L. Fall., art. 168, comma 3, ultimo periodo, dettato per il concordato preventivo (…) debba parlarsi di cd. consecuzione delle procedure concorsuali anche nell’ipotesi di rinuncia alla domanda di concordato, purché il lasso di tempo trascorso tra le due procedure non sia così ampio da escludere l’esistenza dell’identità della crisi e la medesimezza delle masse passive: e, nella specie, il decorso di nove mesi tra la conclusione del procedimento di concordato (24.7.2017) e la dichiarazione di fallimento (13.4.2018) indica l’esistenza del detto fenomeno”.

La quaestio iuris concerne se l’art. 168, comma 3, ultimo periodo, L. Fall. – a mente del quale restano inefficaci, rispetto ai creditori anteriori al concordato preventivo, le ipoteche giudiziali iscritte nei novanta giorni precedenti la pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese – sia applicabile al caso in cui la domanda di concordato sia stata presentata e poi rinunciata, con estinzione del relativo procedimento, prima ancora della sua stessa ammissione, ed il fallimento sia seguito ad una certa distanza temporale (i.e., nove mesi) dopo la chiusura del procedimento concordatario, quando la società aveva già posto in essere ulteriori atti di gestione aziendale.

Prima di giungere alla soluzione del problema giuridico, la Cassazione ha rilevato l’erroneità del provvedimento de quo sotto un duplice profilo.

Da un lato, ha precisato che la disposizione di legge in questione ha inteso garantire apposite misure protettive dell’impresa che intenda impegnarsi in un concordato preventivo, così stabilendo, tra gli altri, l’inefficacia delle ipoteche giudiziali iscritte nei novanta giorni antecedenti il deposito della domanda, concretizzandosi – di fatto – in un ausilio per il debitore che tenti la via concordataria in alternativa al fallimento. Ne deriva che tale strumento costituisce un’ipotesi di revoca ex lege, in parte assimilabile alle previsioni dettate dagli artt. 64 e 65, L. Fall., in tema di fallimento. Una differenza considerevole tra le due ipotesi di revoca esaminate – fermo restando che nel caso di procedura concordataria deve applicarsi solo la prima e se interviene il fallimento solo la seconda – consiste nel fatto che quella di cui all’art. 67, L. Fall. tutela i creditori, mentre quella di cui all’art. 168, comma 3, ultimo periodo, L. Fall. è posta a tutela dell’imprenditore.

Dall’altro lato, poi, la Corte ha rilevato che, nel caso di specie, non solo non può parlarsi di consecutio tra concordato e fallimento (in quanto la rinuncia alla domanda di concordato è intervenuta ancor prima dell’ammissione alla procedura stessa), ma nemmeno di identicità dell’insolvenza tra le due fasi, avendo la società provveduto a porre in essere medio tempore atti di straordinaria amministrazione.

Sulla scorta delle peculiarità riconducibili al caso in esame, la Suprema Corte ha espresso il seguente principio di diritto: “la L. Fall., art. 168, comma 3, il quale dispone l’inefficacia delle ipoteche giudiziali iscritte nei novanta giorni anteriori all’iscrizione nel registro delle imprese del ricorso per concordato preventivo rispetto ai creditori anteriori al concordato, non si applica qualora, rinunciata la domanda di concordato preventivo prima dell’ammissione al concordato medesimo, sia stato in un momento successivo dichiarato il fallimento dell’imprenditore, trovando l’inefficacia degli atti nell’ambito della proceduta fallimentare la propria disciplina nella L. Fall., art. 69-bis“.

In ossequio al principio enunciato, la Cassazione ha accolto il ricorso, cassato il decreto impugnato e, decidendo nel merito, ha ammesso il privilegio ipotecario sul credito vantato dalla Banca ricorrente.

Cass., Sez. I, Ord., 31 Marzo 2021, n. 8996

Linda Frisoni Bianchi – l.frisoni@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

Con l’ordinanza in commento la Corte di Cassazione ha sancito che il principio indicato nell’ar...

Crisi e procedure concorsuali

European Banking Authority: servizi finanziari a distanza e tutela del consumatore

Con una recente decisione, il Tribunale di Trani ha riconosciuto l’applicazione della sospensione...

Crisi e procedure concorsuali

A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

In tema di operazione di anticipo su fatture regolata in conto corrente, rappresenta una modalità ...

Crisi e procedure concorsuali

X