Convenienza economica del concordato: anche il creditore astenuto può contestarla

Concordato in bianco, sospensione dei contratti e indennizzo

Il Tribunale di Bergamo, con sentenza in data 20 febbraio scorso, ha applicato nella fase del c.d. concordato in bianco la previsione di cui al primo comma dell’art. 169 bis l.f., che consente al giudice delegato di autorizzare il debitore a sciogliersi dai contratti ancora ineseguiti o non compiutamente eseguiti alla data della presentazione del ricorso per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo. Ha, inoltre, escluso un indennizzo per le controparti dei contratti sospesi.

Nel caso di specie una società aveva proposto domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo riservandosi di presentare la proposta, il piano e la documentazione ex art.161 l.f. entro il termine fissato, poi, dal giudice. La società aveva chiesto, altresì, la sospensione di alcuni contratti ancora non compiutamente eseguiti. Le controparti contrattuali che si erano costituite avevano chiesto il rigetto della richiesta, eccependo la mancata previsione di un indennizzo in loro favore e rilevando che l’eventuale scioglimento avrebbe comportato per la debitrice la certezza di dover corrispondere indennità commisurate al risarcimento del danno conseguente al mancato adempimento.

Il Commissario Giudiziale, incaricato di acquisire ogni informazione utile per valutare la convenienza per i creditori derivante dalla sospensione dei contratti menzionati, aveva rilevato che la società debitrice era impedita all’esecuzione delle opere per assenza delle risorse finanziarie e per mancanza dei fondi indispensabili per l’acquisizione dei beni e dei servizi necessari per continuare la gestione operativa. Aveva, infine, evidenziato che la sospensione di tutti i contratti sarebbe stata funzionale a ridurre, in modo deciso e rapido, i costi in prededuzione.

In primo luogo, il Tribunale ha chiarito che la domanda di sospensione ex art.169 bis l.f. può applicarsi anche nella fase anteriore al provvedimento di ammissione alla procedura di concordato poiché la norma fa esclusivamente riferimento alla necessità di deposito – preventivo o contestuale – del ricorso di cui all’art.161 l.f., nel cui ambito è ricompreso il ricorso prenotativo disciplinato dal sesto comma.

I Giudicanti hanno, successivamente, osservato che: “la previsione normativa della sospensione dei contratti in corso di esecuzione è volta ad interrompere temporaneamente rapporti contrattuali potenzialmente non remunerativi e quindi consentire all’imprenditore di lavorare nella predisposizione del piano concordatario senza il rischio, o la certezza, di gravare la procedura di un significativo debito in prededuzione non bilanciato da utilità misurabili, ed quindi è funzionale allo scopo che il provvedimento sia adottato il prima possibile”.

Il debitore che propone tale istanza nella fase del concordato in bianco, in cui ancora non è prospettato il piano concordatario, deve, però, delineare con chiarezza gli elementi concreti che giustificano la richiesta.

Nel caso in analisi, la sospensione dei contratti si è posta nell’interesse dei creditori ed è apparsa idonea a favorire la soluzione concordataria, consentendo una miglior tutela delle attività della società, alla luce della circostanza per cui i contratti in essere, non potendo per ragioni oggettive essere portati ad esecuzione, sarebbero stati verosimilmente destinati alla risoluzione contrattuale, con addebito di danni in corso di concordato e rischi di prededuzione e quindi grave pregiudizio per la società proponente.

Il Tribunale ha infine escluso la previsione di un indennizzo per le controparti contrattuali. Seppur il secondo comma dell’art.169 bis l.f. preveda un indennizzo quale “equivalente al risarcimento del danno conseguente al mancato adempimento” tale indennizzo dovrà essere valutato come dovuto solo per l’ipotesi di scioglimento del contratto e non già di sola sospensione. Infatti, il Collegio ha ritenuto che “un ritardo di 60 giorni nell’adempimento comporta danno esiguo e difficilmente quantificabile per le controparti contrattuali, per cui appare corretto, nel rispetto del disposto normativo, riservare l’esame di questa tematica al momento in cui sarà, se lo sarà, invocato lo scioglimento, potendosi in quel contesto meglio circoscrivere il sacrificio richiesto e subito dal contraente in bonis”.

Tribunale di Bergamo, sentenza del 20 febbraio 2019

Angelica Macchi – a.macchi@lascalaw.com

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