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Concordato in bianco, poi fallimento. Lo spinoso tema della compensazione

Lo strano caso del credito sorto prima della pubblicazione della domanda di concordato preventivo “in bianco”: è compensabile con il credito della società fallita sorto successivamente, ma comunque prima della dichiarazione di fallimento?

L’articolo 56 l.f. è chiaro: i creditori possono compensare i loro crediti verso il fallito, con i debiti che essi vantano nei confronti dello stesso.

È noto che tale operazione sia, però, possibile solo a determinate condizioni: che entrambi siano preesistenti alla dichiarazione di fallimento, che siano omogenei e naturalmente certi, liquidi ed esigibili.

In una recentissima ordinanza, il Tribunale di Lecce pone i riflettori su una questione assai spinosa: una società propone domanda di ammissione al concordato preventivo “in bianco”, ai sensi dell’articolo 161, comma 6 l.f.. Successivamente all’inutile decorso del termine per il deposito della proposta concordataria l’impresa viene dichiarata fallita.

La banca propone, dunque, domanda di ammissione allo stato passivo portando in compensazione di un proprio credito sorto prima della proposizione della domanda di concordato, un incasso registrato sul conto corrente intestato alla società, pervenuto successivamente a tale momento, ma prima, comunque, dell’apertura del fallimento.

In questo caso, è innegabile il rispetto i requisiti per operare la compensazione: i crediti sono preesistenti al fallimento, di certo omogenei – trattandosi di somme di denaro – e, infine, certi, liquidi ed esigibili.

Ciononostante, i Giudici Salentini pongono attenzione sul fatto che le due procedure sono, di fatto, l’una la continuazione dell’altra.

Proprio tale circostanza richiederebbe, secondo la ricostruzione offerta nel provvedimento, l’applicazione del principio della “prosecuzione” delle procedure di cui all’articolo 69bis, comma 2 l.f., che in estrema sintesi, retrodata gli effetti della dichiarazione di fallimento alla presentazione della domanda di concordato preventivo (ordinario).

Nell’ordinanza viene, infatti, rilevato che l’articolo 69bis dovrebbe trovare applicazione anche qualora “al deposito della […] domanda ex art. 161, sesto comma, l. fall. di concordato “in bianco”, faccia seguito, senza medi, la dichiarazione di fallimento, senza cioè che venga presentata “una proposta, né un piano, né la relativa documentazione””.

Al fine di valutare l’effettiva continuità tra le procedure, nemmeno varrebbe il fatto che tra il decreto di inammissibilità della domanda di concordato “in bianco” e la sentenza dichiarativa di fallimento siano decorsi alcuni mesi, a meno che proprio durante lasso temporale – e non prima – siano state superate le soglie oggettive di fallibilità e si sia verificato il presupposto soggettivo dell’insolvenza.

Al fine di accertare se le due procedure si siano effettivamente svolte in soluzione di continuità è necessario, dunque, approfondire se queste si inseriscano nel contesto di una medesima crisi imprenditoriale.

Ed in tal caso anche la compensazione dei crediti, nella lettura che ne danno i Giudici Salentini, sarebbe illegittima.

Salvo, naturalmente, che entrambi siano preesistenti al deposito presso il registro delle imprese della domanda di concordato in bianco.

Trib. Lecce, Ord., 20 ottobre 2020

Sacha Loforese – s.loforese@lascalaw.com

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