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Concordato e accordo con i creditori: gemelli diversi

La Corte di Cassazione è nuovamente intervenuta a dissipare uno dei tanti dubbi che caratterizzano il mare magnum delle procedure di sovraindebitamento.

Numerose pronunce si sono susseguite nel tempo sul tema della durata dei piani delle procedure di sovraindebitamento, senza, tuttavia, mai giungere ad una ricostruzione puntuale e precisa che potesse dettare delle linee guida. Nella recente sentenza n. 17834/2019, la Suprema Corte ha elaborato una ricostruzione piuttosto interessante, paragonando la procedura dell’accordo con i creditori al  più classico istituto del concordato preventivo e partendo dal presupposto che, nonostante il nome, non possa essere considerata un accordo nel senso più squisitamente civilistico del termine. Ciò in quanto, avendo efficacia anche nei confronti dei creditori dissenzienti, dovrebbe essere più propriamente ritenuta una sorta di “deliberazione maggioritaria”, alla stregua, per l’appunto, del Concordato Preventivo.

Il caso è quello di una proposta che prevedeva il saldo integrale di un credito relativo ad un mutuo fondiario oltre l’anno imposto dall’articolo 8, comma 4, della Legge n. 3/2012, ma contenendo la dilazione nei limiti delle tempistiche dell’originario piano di ammortamento. Secondo la Cassazione, tale ipotesi, pur prevedendo il saldo totale del credito, non potrebbe essere assimilata ad un soddisfacimento integrale, in ragione della perdita economica che sarà comunque patita dal creditore in ragione del ritardo.

In analoghi casi, nel concordato preventivo è consentita la deroga al principio per cui i creditori privilegiati debbano essere pagati senza dilazioni, solo qualora gli venga concessa la possibilità di votare il piano concordatario, diritto normalmente ad essi precluso.

Parimenti deve avvenire nell’accordo con i creditori.

Afferma, infatti, la sentenza: “è risolutivo che l’articolo 186 bis legge fall. pur convive, nell’omologo caso del concordato preventivo con la possibilità di dilazione pluriennale del pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno, o ipoteca, ferma naturalmente la condizione (suddetta della necessità di assicurare il voto). È dunque errato affermare che, nella procedura di accordo ex lege n. 3 del 2012, sia precluso al debitore di proporre una dilazione di pagamento del creditore ipotecario al di là della […] del termine previsto dalla disposizione sopra citata”.

A ben vedere, siffatta ricostruzione, consentendo la possibilità di esprimersi in virtù di crediti solitamente piuttosto cospicui, proprio per il peso che ricoprirebbero al momento del voto, potrebbe evitare in molte occasioni di vedere omologati accordi non graditi ai creditori privilegiati.

Cass., Sez. I Civ., 3 luglio 2019, n. 17834

Sacha Loforese – s.loforese@lascalaw.com

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