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Conciliazione in sede protetta: quanto protetta?

È del 6 aprile 2022 un’interessante pronuncia del Tribunale di Bari, Sezione Lavoro, la quale pone la propria attenzione sulla validità o meno del verbale di conciliazione in sede sindacale, riflettendo sui suoi requisiti.

Nel caso di specie, il lavoratore deduceva – tra l’altro – l’invalidità del verbale di conciliazione sottoscritto in sede sindacale.

Il Tribunale di Bari ha accolto il ricorso proposto dal lavoratore evidenziando, fra i motivi di accoglimento, che il lavoratore non era iscritto alla sigla sindacale cui apparteneva il rappresentante presente in sede di conciliazione.

Questo elemento, secondo i giudici, svuota di contenuto l’assistenza ricevuta dal lavoratore, rendendo invalida la conciliazione stessa.

Il fatto che il lavoratore abbia conferito esplicito incarico al sindacalista in questione, contestualmente alla sottoscrizione del verbale di conciliazione in sede protetta, non risulta essere sufficiente senza l’adesione del lavoratore al sindacato.

Nullo il verbale sottoscritto in presenza del conciliatore, se il lavoratore non è iscritto alla medesima organizzazione sindacale: questo in definitiva il concetto che il Tribunale di Bari ha voluto chiarire.

Un orientamento giurisprudenziale di stampo indubbiamente formalistico, forsanche restrittivo, dal momento che la validità del verbale di conciliazione viene fondata sul requisito della iscrizione del lavoratore alla sigla sindacale di appartenenza del rappresentante presente in sede di conciliazione.

Consolidata giurisprudenza si concentrava invece sugli elementi sostanziali dell’attività svolta de facto dal sindacalista di turno, nella conciliazione di turno, che pur in assenza di iscrizione al sindacato, non per questo era impossibilitato ad offrire un aiuto ed un’assistenza effettiva ed efficace, in sede di conciliazione.

Stando così le cose, tuttavia, che ne sarà di quei lavoratori non iscritti ad alcuna sigla sindacale che vogliano e/o abbiano urgente necessità di pervenire ad un accordo conciliativo in sede sindacale? Non potranno accedervi proprio perché non iscritti ad alcun sindacato?

Questa pronuncia – poi – impone un’ulteriore riflessione, soprattutto agli albori della Riforma Cartabia.

L’imponente progetto di riforma del processo civile in attuazione del PNRR, che interessa anche il rito del lavoro, sembra spostare l’attenzione su un requisito di sostanza più che di forma.

Infatti, una delle novità della riforma, consiste nella possibilità offerta al lavoratore di scegliere di conciliare non più solamente in sede istituzionale o sindacale, bensì anche tramite la negoziazione assistita.

Non è necessario sottolineare la portata di questa apertura, che potrebbe rivoluzionare un modus operandi, in tema di conciliazioni, ormai stabilizzatosi nel tempo.

Alla luce di questa sentenza, ci si chiede come l’assistenza fornita da un legale nell’ambito di una negoziazione assistita possa essere considerata valida, mentre l’assistenza, pur effettivamente avvenuta, di un rappresentante sindacale di un’organizzazione a cui non è iscritto il lavoratore potrà invece non essere ritenuta sufficiente.

Consulta l’infografica

Trib. Napoli, 6 aprile 2022

Francesca Lorenzi – f.lorenzi@lascalaw.com

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