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Concessione di vendita: determinazione del giudice competente

La concessione di vendita – contratto atipico in virtù del quale il concessionario ha l’obbligo di acquisto dei prodotti dal concedente a termini e condizioni predeterminate e, parallelamente, di rivendita degli stessi nel territorio di esclusiva – costituisce, ai fini della determinazione della competenza giurisdizionale, una “prestazione di servizi” ingenerante la giurisdizione del giudice “dello Stato membro in cui i servizi sono stati o avrebbero dovuto essere prestati in base al contratto”.

Le Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione (ordinanza 29176 del 21 dicembre 2020) hanno dichiarato la giurisdizione del giudice italiano in ordine ad una controversia relativa ad un contratto di concessione di vendita tra una società italiana (concessionario) e una società spagnola (produttore).

Quest’ultima aveva proposto ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione con riguardo al giudizio di merito promosso contro di essa, davanti al Tribunale di Milano, dalla società italiana. Nel ricorso, era stato chiesto che si affermasse la giurisdizione del giudice spagnolo sul rapporto contrattuale in esame, avente ad oggetto la vendita all’estero, da parte della società italiana, di beni prodotti in Spagna.

Tra le parti era intercorso, infatti, fin dal 2003 un rapporto contrattuale (privo di forma scritta, ma risultante da varia documentazione e comunicazioni intercorse negli anni) avente ad oggetto la vendita all’estero, da parte di una s.r.l. italiana, di scarpe per lo sport ed il tempo libero prodotte da una società spagnola, la quale – a seguito di violazioni degli obblighi di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto da parte del concessionario – aveva intimato la risoluzione “in tronco” di questo rapporto.

Le Sezioni Unite hanno escluso, ai fini della giurisdizione, che il rapporto tra le parti potesse ascriversi ad una compravendita di beni, in quanto nel corso del processo era emerso che l’obbligazione caratteristica del concessionario era di prestazione di servizi ben più articolata e complessa di una semplice vendita.

In particolare, il concessionario – in cambio di una remunerazione costituita dal vantaggio concorrenziale derivantegli dall’esclusiva o quasi esclusiva per vendere i prodotti del concedente in un dato mercato, nonché dall’eventuale aiuto fornitogli in materia di accesso agli strumenti pubblicitari, di trasmissione del “know-how” o di agevolazioni di pagamento – “svolge un’attività positiva finalizzata a garantire la distribuzione dei prodotti del concedente e a contribuire ad ampliarne la diffusione, così offrendo, anche in virtù della garanzia di approvvigionamento, ed eventualmente della sua partecipazione alla strategia commerciale del concedente, servizi e vantaggi che non possono essere offerti da un semplice rivenditore, e che si traducono nella possibilità di conquistare, a vantaggio dei prodotti del concedente, una maggiore porzione di quel mercato.”.

Ciò premesso la Corte ha stabilito con ordinanza che la giurisdizione è del giudice italiano su tutte indistintamente le domande devolutegli (dirette e riconvenzionali).

Va fatta qui applicazione del Regolamento UE n. 1215 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2012, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (sostitutivo del Reg. UE 44/2001 che, sul punto di interesse, conteneva peraltro uguale previsione).

L’art. 7 del Reg. 1215/12 (competenze speciali) stabilisce che, in materia contrattuale, una persona domiciliata in uno Stato membro può essere convenuta in un altro Stato membro in ragione del “<luogo di esecuzione dell’obbligazione dedotta in giudizio> (comma 1, lett. a), dovendosi intendere per tale (comma 1, lett. b):

– nel caso della compravendita di beni, il luogo, situato in uno Stato membro, in cui i beni sono stati o avrebbero dovuto essere consegnati in base al contratto;

– nel caso della prestazione di servizi, il luogo, situato in uno Stato membro, in cui i servizi sono stati o avrebbero dovuto essere prestati in base al contratto“.

Cass., Ord., 17 novembre 2020, n. 29176

Maria Giulia Furlanetto – m.furlanetto@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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