Attento a come quereli, il falso va provato!

Comunione legale, finché pignoramento non ci separi

Il Tribunale di Viterbo, nella recente ordinanza oggi in commento, ha avuto modo di tornare su uno degli argomenti che riveste una notevole rilevanza nelle procedure esecutive, ossia il pignoramento avente ad oggetto un bene che ricade nella comunione legale dei coniugi. La questione si pone nel caso in cui la procedura esecutiva sia incardinata su bene rientrante nella comunione legale a cura di un creditore particolare di uno dei due coniugi per la soddisfazione di un’obbligazione individualmente contratta.

Anzitutto, occorre rilevare che, secondo il granitico e consolidato orientamento di legittimità (vedi sentenza della Corte Costituzionale n. 311/1988), la comunione legale non è una comunione “per quote” e non può essere dunque assimilata alla comunione ordinaria. Nella comunione ordinaria, ciascun partecipante ha un diritto individuale sulla propria quota e può disporne liberamente. I coniugi, invece, non sono titolari di un diritto di quota, bensì di un diritto che ha ad oggetto in solido di tutti i beni rientranti nella comunione. La comunione ordinaria è finalizzata alla tutela della proprietà individuale, mentre la comunione legale alla tutela della famiglia e non consente la partecipazione di estranei.

La posizione interpretativa della Corte Costituzionale è stata nel tempo condivisa dalla dottrina e dalla giurisprudenza prevalente e ha dato vita ad un acceso dibattito per stabilire se e con quali modalità può promuoversi l’espropriazione forzata su un bene facente parte della comunione legale a cura del creditore particolare di uno dei coniugi. Il dibattito è stato risolto dalla Corte di Cassazione con la pronuncia n. 6575 del 2013, ove è stato affermato il principio di diritto secondo cui il bene deve essere pignorato nella sua interezza e non per la metà, sebbene solo uno dei due coniugi sia debitore.

Il pignoramento dovrà, quindi, essere notificato ad entrambi i coniugi e trascritto per l’intero nei confronti di entrambi. Anche la documentazione ipocatastale dovrà essere acquisita con riferimento all’intero bene, così da verificare l’esistenza di eventuali trascrizioni pregiudizievoli riguardanti anche il coniuge non obbligato.

A seguito della vendita o dell’assegnazione del bene pignorato, si assisterà allo scioglimento della comunione legale tra il coniuge debitore e quello estraneo al debito, limitatamente al solo bene pignorato e, in fase di distribuzione, al coniuge non debitore verrà attribuito il controvalore della sua quota, calcolato al lordo delle spese della procedura esecutiva (atteso che non possono gravare sul soggetto estraneo al debito i costi della vendita forzata).

I Tribunali di merito, nel corso degli anni, si sono attivati immediatamente per uniformarsi alle univoche indicazioni fornite dalla Suprema Corte, mostrandosi in molti casi -e sin da subito- intransigenti verso i pignoramenti aventi ad oggetto la metà del bene in comunione anche se già pendenti al 2013, che sono stati dichiarati improcedibili.

In piena conformità con l’ormai consolidato orientamento giurisprudenziale, il Tribunale di Viterbo, nella pronuncia oggi in commento, riprendendo il principio di diritto sopra enunciato, ha dichiarato l’improcedibilità dell’esecuzione immobiliare e la conseguente estinzione in quanto incardinata dal creditore contro uno soltanto dei due coniugi nonostante il bene fosse nella comunione legale dei coniugi.

Tribunale di Viterbo, ordinanza del 10 ottobre 2019

Ludovica Citarella – l.citarella@lascalaw.com

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