Il comproprietario può agire per il risarcimento del danno complessivo arrecato al bene comune

Possibile per il singolo comproprietario agire in giudizio per ottenere il risarcimento integrale dei danni subiti a seguito della riduzione del valore del bene comune, se l’azione del singolo sia proposta nell’interesse di tutti i comproprietari.

Il caso esaminato dalla Corte di Cassazione prende le mosse dalla vicenda di N.A., comproprietaria di un fondo confinante con un terreno su cui erano stati realizzati alcuni manufatti abusivi. L’autore dell’abuso edilizio, C.D., era stato condannato in via definitiva per il reato compiuto e, unitamente, al risarcimento dei danni subiti da N.A. a causa della sua condotta illecita. N.A. aveva, pertanto, convenuto in giudizio dinanzi al Tribunale di Napoli C.D. al fine di ottenerne la condanna al risarcimento dei danni. Il Tribunale partenopeo, dopo aver respinto l’eccezione di difetto di legittimazione attiva all’azione risarcitoria, sull’assunto che essa spettasse solo al proprietario esclusivo del fondo e non anche al comproprietario, e ritenuto non necessario procedere all’accertamento del fatto e della responsabilità, dato il passaggio in giudicato della sentenza penale di condanna, aveva fatto proprie le conclusioni del CTU e, di conseguenza, aveva accolto parzialmente la domanda attorea, condannando C.D. al pagamento di Euro 115.000,00, oltre alle sede di lite e di CTU. La sentenza veniva impugnata da C.D. avanti alla Corte d’Appello di Napoli, la quale decurtava di due terzi il risarcimento del danno liquidato a favore di N.A. dal giudice di prime cure in ragione del fatto che quest’ultima, al momento della proposizione dell’azione giudiziale, era proprietaria solo di un terzo del fondo.

C.D. adiva quindi la Corte di Cassazione, sostenendo che la Corte territoriale aveva violato il principio secondo il quale ciascun comproprietario è legittimato ad agire ed a resistere in giudizio anche senza il consenso degli altri per la tutela della cosa comune anche nei confronti dei terzi. Non essendovi, dunque, litisconsorzio necessario, la Corte d’Appello avrebbe violato le norme sulle obbligazioni solidali ed avrebbe costretto i due contitolari non partecipanti al processo a promuovere autonome azioni risarcitorie, in aperta violazione del principio di economia processuale e ragionevole durata del processo di cui all’art. 111 della Costituzione.

La Suprema Corte, nell’accogliere il ricorso promosso da C.D., ha in primo luogo ricordato come sia immanente nel sistema il principio che legittima il singolo contitolare ad agire in giudizio per la tutela del diritto nella sua interezza. Successivamente, il Giudice di legittimità, in ragione della comunanza di interessi sottesa alla comproprietà, ha statuito come l’azione risarcitoria esperita dal comproprietario di un bene pro indiviso per il minor godimento del bene derivante dalla violazione della normativa edilizia da parte del proprietario confinante, dovendosi presumere che egli abbia agito nell’interesse degli altri comunisti rimasti inerti, dia diritto ad ottenere la liquidazione del danno nella misura necessaria a compensare tutte le disutilità derivanti dalla compromissione delle facoltà dominicali concretizzatesi nel deprezzamento del bene comune e non solo quello corrispondente alla quota di proprietà del bene comune.

Cass., Sez. III Civ., 14 novembre 2019, n. 29506

Valentina Zamberlan – v.zamberlan@lascalaw.com

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