Vado a stare da papà

Comproprietario “lasciato fuori dalla porta” e uso del bene comune

Il comproprietario di un appezzamento di terreno conveniva in giudizio l’altro contitolare del diritto chiedendo la condanna di quest’ultimo alla consegna della chiave del lucchetto apposto al cancello di ingresso di tale terreno di proprietà comune e al ripristino dello stato dei luoghi, oltre che all’eliminazione di tutto il materiale, mobili e motocicli, collocati sulle aree comuni.

Tuttavia, tanto il Tribunale quanto la Corte d’appello territoriale rigettavano le sue richieste sull’assunto che parte attrice non aveva provato che gli appellati avessero sostituito la serratura esistente del cancello con un lucchetto. I giudici dell’appello convenivano inoltre che non essendo stato dimostrato che l’uso del cortile da parte dei convenuti avesse compromesso il pari uso di parte attrice, non poteva accogliersi la domanda di riconsegna della chiave del lucchetto e di ripristino dello stato dei luoghi e, allo stesso modo non poteva accogliersi la domanda di rimozione di tutti gli altri beni posti nel cortile.

In sede di giudizio di legittimità, con l’ordinanza n. 11464/21, depositata il 30 aprile, la Corte di cassazione ha rovesciato la decisione. Ha affermato che “quando risulti dimostrata una sottrazione o un impedimento assoluto, da parte di un comproprietario, delle facoltà dominicali di godimento e disposizione del bene comune spettanti agli altri contitolari, ovvero una violazione dei criteri stabiliti dall’art. 1102 c.c. è possibile affermare una illegittima sottrazione, da parte dei comproprietari delle concorrenti facoltà di godimento del bene comune, tale da giustificare una condanna restitutoria consentendo l’utilizzo del bene anche al comproprietario pretermesso”.

Nel convincimento dei giudici della cassazione sono risultati decisivi i rilievi offerti da parte ricorrente; in primo luogo, la Corte d’Appello, dopo aver riconosciuto la natura condominiale del cortile e, dunque, la comproprietà in capo all’attore avrebbe dovuto disporre la consegna delle chiavi, non potendo affermare non esservi prova dello spossessamento, posto che parte attrice non era mai entrata in possesso del bene. Nella specie il recupero del possesso del cortile avrebbe dovuto concretizzarsi tramite la consegna delle chiavi in modo da consentire di aprire il cancello e di accedervi e mediante il ripristino dello stato dei luoghi e lo sgombero del cortile interamente occupato dai convenuti.

In secondo luogo, l’inquadramento del cortile in termini di parte comune dello stabile avrebbe dovuto determinare in via consequenziale l’accoglimento della domanda attorea e non il suo rigetto, in quanto tutti i condomini, dovrebbero disporre delle chiavi del cancello che ne permette l’ingresso, nel rispetto dell’art. 1102 c.c.

Ne consegue che una volta definitivamente accertata la proprietà comune del cortile, deve affermarsi l’obbligo dei convenuti di comportarsi in modo da non rendere impossibile, e ingiustificatamente più gravoso, l’uso del singolo e così il loro dovere di quell’attiva cooperazione necessaria per l’uso del bene comune.

La Corte di cassazione, dunque, in accoglimento del ricorso ha cassato la sentenza impugnata e rinviato alla Corte d’Appello di Salerno in diversa composizione.

Andrea Ferraguto – andrea.ferraguto@lascalaw.com

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