Diritto Processuale Civile

Compravendita immobiliare dei coniugi in regime di comunione legale: gli atti di liberalità devono essere censurati con motivi specifici

Cass, sez. I Civile, 26 giugno 2014, n. 14551 (leggi la sentenza per esteso)

La vicenda muove le premesse dall’azione promossa da uno dei due coniugi (la moglie) nei confronti dell’altro, per accertare che le unità immobiliari acquistate dal marito in regime di comunione legale, non erano state rilevate impiegando il profitto di beni concessi a quest’ultimo in donazione.

La ragione dell’azione era dunque quella di impedire che le unità immobiliari, acquistate dal marito in regime di comunione legale, potessero essere annoverate nella categoria dei cd. “beni personali” di cui all’art. 179, co. I. lett. B) cod.civ. («Non costituiscono oggetto della comunione e sono beni personali del coniuge: …b) i beni acquistati successivamente al matrimonio per effetto della donazione o successione, quando nell’atto di liberalità o nel testamento non è specificato che essi sono attribuibili alla comunione»), poiché sottratte al regime di comunione.

In tale contesto, il Tribunale Capitolino aveva accolto favorevolmente la domanda della moglie, poiché il prezzo d’acquisto delle unità immobiliari de quibus non risultava –  a dire del Giudice di prime cure – pagato versando il profitto della vendita di beni che potevano senz’altro dirsi ”personali” ai sensi dell’art. 179.

In sede di gravame, tuttavia, la Corte d’Appello di Roma aveva riformato la sentenza del Giudice di prime cure, richiamando un più recente indirizzo giurisprudenziale, secondo cui: “la partecipazione del coniuge all’atto di acquisto da parte dell’altro, accompagnata dalla mancata contestazione da parte del primo in ordine alla natura personale del bene di cui si tratta, costituirebbe una presunzione iuris et de iure di esclusione della contitolarità dell’acquisto”.

In buona sostanza, in senso diametralmente opposto a quello del Tribunale, la Corte d’Appello di Roma, pur rilevando che il marito aveva espressamente ricondotto il trasferimento delle unità immobiliari ad un atto di liberalità – poiché a suo dire la compravendita immobiliare dissimulava una donazione -, con la conseguenza di ricomprendere le porzioni immobiliari che ne avevano formato oggetto, nella categoria dei beni personali di cui all’art. 179, lettera b), c.c., aveva espressamente precisato che la specifica, mancata, contestazione giudiziale del suddetto profilo da parte della moglie, era circostanza da sola sufficiente ad escludere la possibilità, che le proprietà acquistate dal marito fossero da sottoporsi al regime di comunione legale.

Proposto dunque ricorso in Cassazione, la Suprema Corte, sulla scorta della decisione della Corte d’Appello, ha precisato che: “la Corte di merito ha escluso che, l’allegazione relativa alla riconducibilità del predetto trasferimento ad un atto di liberalità – con conseguente ricomprensione dei beni che ne furono oggetto nella categoria dei beni personali di cui all’arft. 179, lett. B), cod civ., comunque esclusi dalla comunione legale fra i coniugi – fosse stata specificamente contestata. A tale argomentazione nessun elemento viene contrapposto dalla odierna ricorrente al di là di un generico e marginale riferimento alla confutazione dekka tesi della donazione contenuta negli atti difensivi della P. nel giudizio di merito, in assenza di alcuna concreta contestazione cui possa attribuirsi il valore di una reale specifica censura”.

Ragionando in questi termini, possiamo pertanto affermare che, in ipotesi di acquisto immobiliare da parte dei coniugi, in regime di comunione legale, se il pagamento del prezzo di acquisto è stato versato nell’intento di dissimulare una donazione, la riconducibilità del predetto trasferimento ad un atto di liberalità dovrà essere specificamente contestata, poiché, in difetto, i beni oggetto di trasferimento dovranno necessariamente essere ricompresi nella categoria dei beni personali di cui all’art. 179, lett. B), non senza dimenticare, in ogni caso, che per l’eventualità il ricorso sarà dichiarato inammissibile.

9 luglio 2014

(Stefano Antonio Reggio – s.reggio@lascalaw.com)

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