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Crisi bancarie: pubblicate le nuove linee guida EBA

Il 13 gennaio 2022 l’EBA ha pubblicato le Linee guida finali sul miglioramento dell’attività di risoluzione delle banche in crisi.

Come noto, le attività di risoluzione intervengono di fronte a un dissesto o a un rischio di dissesto della banca, senza che si prospettino soluzioni alternative di natura privata e qualora la normale procedura di l.c.a. non consentisse di salvaguardare la stabilità sistemica e l’interesse dei clienti. Esse sono gestite da un’autorità di risoluzione (che nel nostro paese è la Banca d’Italia) e mirano a evitare interruzioni nella prestazione dei servizi essenziali offerti dalla banca (come i depositi e i servizi di pagamento), a ripristinare condizioni di sostenibilità economica della parte sana e a liquidare le parti restanti. Le attività di risoluzione sono previste nella Direttiva UE 59/2014 (c.d. BRRD, modificata dalla Direttiva UE 879/2019, c.d. BRRD II), recepita in Italia dal d.lgs. 180/2015. Esse comprendono la vendita, totale o parziale, dell’attività di impresa (sale of business), il trasferimento temporaneo a un ente-ponte (bridge bank), il trasferimento a una società veicolo per la gestione delle attività e la successiva liquidazione (bad bank), e per ultimo la riduzione del valore delle azioni e di alcuni crediti (bail-in).

Le Linee guida in commento definiscono in particolare le strategie per migliorare la risolvibilità laddove vi sia una continuità operativa, l’accesso alle infrastrutture dei mercati finanziari, il finanziamento e la liquidità nella risoluzione, il bail-in, e infine la riorganizzazione aziendale e la comunicazione.

Per quanto concerne anzitutto l’ambito della continuità operativa, gli enti creditizi dovrebbero potere riferire alle autorità di risoluzione sulla loro prestazione o ricezione di servizi pertinenti, con informazioni sempre disponibili. Le istituzioni dovrebbero disporre, cioè, di un “catalogo dei servizi” aggiornato, contenente le informazioni necessarie per la efficace attuazione delle azioni di risoluzione, ivi comprese informazioni sulla proprietà di beni e infrastrutture, prezzi, diritti contrattuali ed eventuali accordi di esternalizzazione (par. 21).

In merito alle infrastrutture dei mercati finanziari, si raccomanda agli enti di identificare tutti i rapporti che hanno con le infrastrutture finanziarie e i relativi intermediari (par. 39). Ciò anche al fine di consentire loro di prendere in considerazione le azioni, come l’aumento dei requisiti di margine o le riduzioni in linee di credito in essere, che le infrastrutture finanziarie e i relativi intermediari potrebbero accettare, nonché in quali circostanze e con quale tempistica (par. 42).

Delicato appare il tema del finanziamento e della liquidità nella risoluzione. A tale proposito, gli enti dovrebbero avere la capacità di misurare la propria posizione di liquidità con un breve preavviso (par. 64), simulando i flussi di cassa per gli elementi in bilancio e fuori bilancio e la capacità di controbilanciamento in diversi scenari di risoluzione su più periodi di tempo, anche oltre alla risoluzione (par. 68).

Significative sono altresì le previsioni riguardanti il bail-in. Gli enti sono infatti invitati a collaborare con le autorità di risoluzione per progettare una meccanica di scambio credibile (par. 85), riferendo altresì come avviene, tra l’altro: i) l’interruzione, la cancellazione o la sospensione dalla quotazione o dalla negoziazione di titoli; ii) la prevenzione del rischio di transazioni non regolate; iii) la quotazione di nuovi titoli; iv) la consegna di capitale ai creditori (par. 86).

Dopo la decisione su un’azione risolutiva, le Linee guida raccomandano l’adozione di misure di riorganizzazione aziendale al fine di ripristinare la funzionalità dell’ente (par. 92). In particolare, si richiama l’importanza, se del caso, di individuare e separare diversi portafogli di risorse (par. 100).

Le Linee guida, infine, incoraggiano le banche a riferire le informazioni rilevanti in maniera chiara ai creditori, ai partecipanti al mercato e a tutte le altre parti interessate (par. 115). Un’efficace comunicazione, che sia in grado di trasmettere certezza e prevedibilità dell’azione risolutiva, è difatti utile sia in una logica soggettiva (al fine di promuovere la fiducia nel buon esito dell’azione stessa), sia in una logica oggettiva (allo scopo di contenere la propagazione della crisi).

In conclusione, si segnala comunque che l’applicazione di tali Linee guida non è immediata: il par. 13, infatti, stabilisce che gli enti e le autorità di risoluzione dovrebbero conformarsi alle indicazioni ivi previste entro il 1° gennaio 2024.

Simone Mascelloni – s.mascelloni@lascalaw.com

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