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Accesso al fascicolo di causa e intersezioni processuali

L’accesso del terzo a un fascicolo processuale non è equiparabile all’accesso a documenti amministrativi, non essendo il processo, per definizione, un procedimento amministrativo, ma res inter alios, in cui l’accesso a terzi è consentito solo in presenza di presupposti rigorosi.

L’intenzione di proporre interento ad adiuvandum nel giudizio, ai fini dell’accesso al fascicolo di causa, dev’essere supportata dalla precisazione della legittimazione ad agire e dell’interesse ad agire, e non può essere dichiarata genericamente.

La questione di legittimità costituzionale sollevata nel giudizio lo sospende e rende impossibile la valutazione in limine litis dell’ammissibilità dell’intervento ad adiuvandum, in disparte dalla verifica della legittimazione e dell’interesse ad agire.

​​​​​​​Il Caso – Nel corso di giudizio amministrativo un terzo estraneo chiedeva di accedere al fascicolo di ufficio, adducendo la propria intenzione di intervenire ad adiuvandum. Il giudizio, peraltro, era stato sospeso, avendo il Collegio sollevato questione di legittimità costituzionale.

Le motivazioni – Il decreto col quale il Presidente del C.G.A.R.S respinge l’istanza, pur nella sinteticità propria del tipo di pronuncia, presenta spunti di interesse proprio per l’intersecarsi di tematiche non legate al mero accesso agli atti.

Anzitutto si precisa che, come da giurisprudenza assolutamente consolidata, l’accesso al fascicolo processuale di un terzo non è equiparabile all’accesso agli atti ex l. 241/90. Altro, infatti, è il procedimento amministrativo, altro è il processo. Non a caso il legislatore ha riservato l’accesso agli atti amministrativi ad una platea molto più ampia di soggetti, rispetto a quelli, appunto, legittimati ad accedere al fascicolo di causa. Il processo è res inter alios acta e l’accesso al fascicolo a terzi è consentito solo in presenza di presupposti rigorosi.

È anche costante l’orientamento per cui chi richiede l’accesso al fascicolo di processo inter aliossul presupposto di un proponendo intervento ad adiuvandum, ha l’onere di chiarire quali siano la propria legittimazione e interesse a espletare siffatto intervento e a differenziare la propria posizione da quella della generalità dei consociati. Proprio su questo aspetto si apprezza maggiormente la differenza rispetto all’accesso agli atti del procedimento, per il quale è necessario un interesse concreto e attuale, ovvero un collegamento tra il richiedente ed un bene concreto della vita coinvolto nel documento (tale non essendo, ad esempio, il generico interesse alla trasparenza amministrativa) e altresì riferito ad una situazione attuale. Il che è ben diverso dall’interesse ad agire che deve supportare l’intervento ad adiuvandum.

Nel caso di specie, il terzo che chiedeva l’accesso vantando l’interesse alla soluzione della questione di diritto (dubbi di costituzionalità sull’obbligo vaccinale per Covid-19), da invocarsi, evidentemente, in altro contenzioso attuale o potenziale. Ma correttamente il Presidente del C.G.A.R.S. ha rilevato la comunanza di tale interesse ad una molteplicità indifferenziata di consociati, e dunque negato che esso potesse fondatamente giustificare l’accesso.

Ulteriori considerazioni, infine, vengono svolte in ordine alla particolarità dell’istanza, proposta in momento processuale in cui il giudizio è sospeso per aver sollevato il Collegio q.l.c..

Osserva il Presidente che, com’è noto, nel giudizio sospeso non possono compiersi attività processuali e non è pertanto nemmeno valutabile l’ammissibilità di un intervento ad adiuvandum, che dunque, se effettuato in questa fase, resterebbe tamquam non esset fino all’esito del giudizio di costituzionalità e alla riassunzione del giudizio. Chi interviene ad adiuvandum nel processo accetta il giudizio nello stato in cui si trova; sicché siffatto tipo di intervento non farebbe conseguire all’interveniente quello che è il presumibile bene della vita cui aspira attraverso l’atto di intervento in un giudizio sospeso per q.l.c., ovvero la partecipazione al giudizio incidentale davanti alla Corte costituzionale.

Ne deriva, anche sotto tale profilo, l’infondatezza dell’istanza di accesso.

Una serie di utili precisazioni, dunque, in materia così delicata e, stante la fattispecie di compresenza di una q.l.c., anche assai particolare.

Decr. Pres. C.G.A.R.S. n. 24 del 25.3.2022

Pierluigi Giammaria – p.giammaria@lascalaw.com

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